SUL DISEGNO E SUI COLORI DEL FANELLO

                              

                             Contributo sul Carduelis cannabina per un futuro standard d’eccellenza

 

Premessa

Questo breve lavoro, vuole essere di stimolo e d’analisi, per un ipotetico futuro standard di selezione del Fanello ed è estrapolato da un contesto più ampio, un libro, che si sta mandando avanti da parecchio tempo, senza nessuna premura, riordinando una miriade di appunti ed osservazioni condotte su tale specie.

 

Introduzione

Fra i più comuni uccelli d’allevamento amatoriale, solo il Fanello a tutt’oggi non ha dato quelle splendide mutazioni fenotipiche e genotipiche che invece hanno interessato molte specie appartenenti a quella che per molti versi è la più apprezzata Famiglia dell’ordine dei Passeriformi: quella dei Fringillidi.

Delle ventisette specie che la compongono, secondo Charles Vaurie nei suoi lavori sulla  Sistematica dell’Avifauna Paleartica,  otto sono comunissime in allevamento (Fringuello, Verzellino, Cardellino, Verdone, Lucherino, Organetto, Ciuffolotto, Fanello) e  tutte, tranne il Fanello,  hanno dato mutazioni di piumaggio.

Altre meno comuni (Crociere, Frosone, Trombettieri, altri Ciuffolotti), ma già abbondanti e presenti nelle nostre esposizioni, per l’interesse che stanno suscitando, presumibilmente, daranno quanto prima mutazioni di piumaggio. Lo stesso vale, in un lasso di tempo maggiore, per le restanti altre ancora meno presenti (Venturoni, ecc.).

 

Il Fanello, pur avendolo incluso nel primo gruppo, fra le specie di più comune allevamento, è l’unico ad essere restio a “cambiarsi d’abito”.

 

Personalmente ho visto un soggetto naturalmente anomalo, fenotipicamente argento, che non è riuscito a procreare, prima di passare a miglior vita.

 

Ho sentore dell’inizio di un ceppo bruno in Ispagna. Mentre qualche altro soggetto bruno chiaro, in Belgio, più che essere interessato da genoma mutato, verosimilmente era prima passato dal  “parrucchiere”.

 

Sta di fatto che il Fanello, a tutt’oggi,  non è uccello apprezzato per le mutazioni di piumaggio bensì per l’utilizzo  in interessanti  ibridazioni.

Gli accoppiamenti in purezza, in verità poco numerosi, sarebbero da caldeggiare,  per l’ottima predisposizione di nutrice, manifestata dalla femmina di tale specie.

 

Nell’attesa quindi della comparsa di nuove mutazioni, le cui probabilità saranno  proporzionali all’aumento numerico delle coppie predisposte, andiamo ad analizzare il piumaggio ancestrale che se pur modesto, in eclisse,  assume in primavera toni così vivi e caldi che difficilmente potranno essere visti in domesticità, almeno nell’immediato futuro.

 

Tenteremo quindi, succintamente, di dissertare e dare un possibile contributo circa un ipotetico standard d’eccellenza nelle forme e nelle cromie naturali. 

 

Aspetto fenotipico

 

Forma/portamento – taglia – dimensioni.

Il Fanello ha un’indole atavica piuttosto forastica e irrequieta. Difficilmente si potrà osservare sul posatoio tranquillo e confidente. Ciononostante i soggetti più calmi e dalla sagoma snella e aggraziata saranno da preferire. Dovranno invece essere inesorabilmente scartati i soggetti che, fermi al posatoio, sbattono perennemente le ali o ruotano la testa all’indietro.

Nella più parte dei soggetti non si riscontrano ali incrociate, mentre sarà facile che la coda possa presentarsi sfrangiata per i continui e ripetuti movimenti.

Nella taglia del Fanello si riscontrano quelle cospicue differenze di dimensioni, già ampiamente    conosciute nei Verdoni, nei Cardellini e pressocché in tutti gli uccelli ad ampio areale.

Anche nel Fanello, in soggetti di provenienza settentrionale, s’individuano tanti esemplari che per dimensioni e caratteristiche potrebbero equipararsi a quelli, nei Cardellini, detti “major”, o scozzesi, nei Verdoni.

La lunghezza media dei soggetti è di cm. 13.

 

Disegno

Il disegno del Fanello è paragonabile (come nel Carpodaco messicano) a quello d’un Canarino melaninico di tipo mosaico. Presenta, infatti delle vergature, delle  striature sul dorso e sui fianchi  ed un disegno lipocromico (sessualmente dimorfico) che interessa esclusivamente le zone di elezione, le quali, nel maschio soltanto, sono rappresentate da: fronte, alto petto e in rarissimi soggetti codione. Nelle femmine, essendo assenti le zone d’elezione lipocromiche di fronte e petto, le vergature debbono presentarsi in maniera uniforme, lineare e continua.

 

Sia nei maschi come nelle femmine devono essere presenti e ben rilevabili:

a) una stria sovraoculare (sopracciglio);

b) una stria sottooculare (sottociglio-di minore lunghezza);

c) una macchia guanciale assolutamente d’identico colore e intensità delle due strie precedenti.

I tre disegni danno alla testa del Fanello la sua tipicità e caratteristica. La mancanza anche di una sola delle tre caratteristiche, deve essere altamente penalizzata.

 

Colore

La Specie presenta due colorazioni: 1) d’estro e 2) d’eclisse.

 

1) Nel piumaggio nuziale del maschio Fanello, (meno nella femmina), si possono, a grandi linee, attenzionare in autonomia, tre parti corporali:

a) la testa (ed il collo);

b) il petto;

c) il dorso (e le copritrici).

Sono parti corporee, cromaticamente autonome, facilmente individuabili.

 

La testa già da metà gennaio, comincia a virare di colore ed evidenzia uno stacco netto dal resto del corpo. Si presenta di colore grigio chiaro. Nei migliori soggetti la gradazione del grigio deve essere quanta più chiara possibile.

La fronte si colora di rosso cremisi acceso, il quale rosso frontale deve avere l’identica gradazione  del rosso pettorale.

Le due strie oculari, di colore avana chiaro, devono essere sempre evidenti e ben marcate, con la sovraoculare di lunghezza maggiore. Nei soggetti che le evidenziano di pari lunghezza, il colore della testa (ed il disegno) appare nel complesso meno pregiato.

La macchia guanciale, d’identico colore ed intensità delle strie oculari, deve essere sempre presente; laddove manca, il soggetto si presenta di minor pregio estetico.

Il collo assume una colorazione di fondo avana chiaro, di identico colore ed intensità di strie e guancie e presenta un disegno melaninico molto caratteristico che dalla base del becco arriva fin dove comincia l’alto petto. Lo stacco di colore fra, la base del collo (anteriormente) e la parte finale della nuca (superiormente), è netta, circolare, lineare e facilmente individuabile anche agli occhi meno esperti.

Il becco è totalmente nero uniforme e tale colore si raggiunge con la completa e perfetta forma amorosa. Molti soggetti presentano la mandibola meno annerita o argentea (da non considerasi difetto) ma i primi (con mascella e mandibola neri) sono più pregiati (è una condizione di maggior estro).

Ali e coda non mostrano apprezzabili cambiamenti di colore.

In alcuni soggetti, in verità esteticamente più apprezzabili, il sopracciglio avana chiaro, si prolunga su bassa fronte e si fonde con uno schiarimento, che attornia (in alcuni soggetti) la base del becco, d’identico colore e tale da formare una parvenza di mascherina mosaico.

 

Il petto

 

Dai primi di gennaio, ogni piuma pettorale perde l’orletto  brinato che prima  conferiva una diffusa soffusione chiara/argentea al sottostante rosso cupo. Questa erosione comporta la evidenziazione totale del rosso sottostante che (a penna già totalmente cheratinizzata e pigmentata) vira di colore (o si ha la sensazione) in rosso cremisi.

L’intensità e l’estensione di questo rosso pettorale sono estremamente variabili anche fra individui appartenenti allo stesso gruppo familiare.

Il rosso cremisi nella maggior parte dei soggetti è mediamente esteso dalla base del collo (con un bordo circolare netto) per tutto l’alto petto fino ad intaccare appena i fianchi. Si può presentare di un rosso meno intenso per diventare delicatamente rosato o addirittura mancare in qualche raro soggetto (un individuo, in giugno era totalmente apigmentato) o d’intensità tale da intaccare abbondantemente i fianchi ed essere presente anche sul codione (in un altro individuo, in maggio).

Esteticamente appaiono migliori i soggetti che hanno solo l’alto petto intensamente pigmentato di un acceso rosso-vivo luminoso, ben circoscritto e delimitato ovvero in termini più semplici, devono presentare colorate soltanto “le mammelle”, separate da una zona chiara, che s’allarga verso il basso, a ricordare vagamente (capovolto) il “fungo” pettorale chiaro dei Cardellini.

 

Il dorso

            

Il dorso dai primi di gennaio assume una colorazione marrone castagna molto intensa ed uniforme,

che si stacca nettamente dal grigio della  testa e dal rosso del petto.

I soggetti più appariscenti lo presentano marrone intenso, cupo e rossastro. Nei meno tipici, sempre in piumaggio estrale, tale marrone, appare infiltrato da molto bruno come in autunno/inverno.

 

 

2) Nel piumaggio eclissale (all’incirca da agosto a gennaio) invece, le tre parti appena sopra menzionate non presentano quella netta separazione cromatica e i tre colori si uniformano in un quasi unico colore di fondo bruno, con differenze sempre presenti ma non tali da giustificare le nette colorazioni descritte  per il  periodo estrale (all’incirca da febbraio a luglio).

Le striature e le vergature prendono il sopravvento ed i soggetti, appaiono vistosamente striati, specialmente ai fianchi  e sul dorso.       

Nella stagione mostre così, si vedranno esclusivamente soggetti con piumaggio smorto, uniformemente più bruno e striato, complessivamente meno piacevoli e interessanti di quanto potrebbero apparire con l’altro piumaggio. 

 

Conclusioni

 

a) la taglia deve essere di circa cm.13. Una taglia inferiore, ad esempio di cm.11,5 (difettosa in meno) va giustamente penalizzata; ma un soggetto di taglia superiore, ad esempio di cm.14.5 (difettosa in più) viene parimenti penalizzato o per la tendenza ad ingigantire (oggi facilmente) viene avvantaggiato e premiato? Un mio amico (dalla mentalità prettamente commerciale), i soggetti sottotaglia non li degna nemmeno di uno sguardo, soffermandosi soltanto nei soggetti di taglia eccelsa (!).

Il giudice come deve comportarsi?  Deve sentire l’influenza di mercato o più correttamente, in forza di quella bio-diversità, tanto invocata, deve avere quella cultura e quella saggezza, di saper discernere il soggetto pur bello, ma mini (appartenente alla sottospecie meridionale) rispetto a quello medi (appartenente alla sottospecie nominale) o maxi (appartenente a quella settentrionale)?                                                                             

 

b) il disegno: va privilegiato quello marcato in autunno/inverno della stagione delle mostre o quello (nei maschi) meno marcato di primavera/estate che qualche soggetto si porta appresso?

 

c) per il colore, parimenti al disegno, la prima argomentazione andrebbe posta in questi termini: in autunno, stagione di Esposizioni, il Fanello si trova in piumaggio eclissale, la colorazione  modesta e non appariscente.

Il giudice trovandosi davanti, fra i soggetti, un esemplare che per il periodo, si presenta anche artificiosamente più bello, anche se innaturale (ovvero con piumaggio estrale invece che eclissale) deve premiarlo o penalizzarlo? Le esposizioni, in ultima analisi, restano finalizzate ad individuare il soggetto più gradevole, quindi gli esemplari espositivamente più appariscenti vanno premiati. Si giudica ciò che si vede.

                     

Ecco il punto: lo standard di selezione deve tendere verso un unico indirizzo selettivo, tale da uniformare la taglia, la forma, il portamento, in altre parole le dimensioni corporee e la sua posizione nello spazio e quindi indirizzare verso un “uccello domestico” o invece deve tener conto delle diversità esistenti in natura?

Ancora, lo standard deve indirizzare verso un uccello d’allevamento (domestico), che certamente prenderà alla fine, per evoluzione artificiale, la “sua strada” o invitare a distinguere i soggetti individualmente tenendo conto delle bio-variabilità senza una dirittura d’arrivo uniformante?

 

Noi giudici saremo all’altezza e preparati a tal punto da saper interpretare oltre al soggetto che si ha davanti, del perché è piccolo di taglia ma non difettoso e del come un altro soggetto è parimenti bello e grande ma non da offuscare totalmente le bellezze di quell’altro appartenente ad altra sottospecie;  e le vie di mezzo?

 

Se prevale la prima domanda (standard unico ed uniformante) sarà facile per gli espositori e facilissimo per i giudici; se invece l’indirizzo sarà per la bio-diversità (morfologica e cromatica all’interno della stessa specie) sarà difficile per gli espositori e difficilissimo per i giudici.

E’ sempre stato così: non vi sono strade in discesa! Si può anche dire che dopo le salite verranno le discese!

 

Marzo 2005

 

Per “Alcedo – Fotografia e Natura”   

 

Sebastiano Paternò

www.sebastianopaterno.it

Pubblicato su Alcedo n.3 / 2005 (Maggio – Giugno 2005)