L'ALLEGRIA DEL NERO
Sulle maestosità del Merlo (Turdus merula).
Premessa.
Per molti è l'uccello delle prime esperienze. L'uccello dell'input ad iniziare.
In un angolo della
mia memoria sono ancora conservati i primi dati e le prime domande, che nell'infanzia
mi ponevo sul perché in maggio-giugno, ad ogni mia visita ad un ruscello
che attraversa un mio agrumeto, nel punto più ombroso ed umido, a riva
bassa e dolcemente degradante e larga, ripetutamente, riscontravo gusci d'uova,
principalmente di merli, trasportati li, chissà da dove, a schiusa avvenuta.
Perché proprio in quel posto?
Che i merli apprezzino l'acqua, il fango, la penombra del sottobosco, è
cosa nota. Andavano a depositare, dopo l'aiuto alla schiusa del pullus, in riva
al ruscelletto quegli ormai inutili avanzi e assolvere contemporaneamente tre
necessità: portare lontano i segni di una nuova nascita per i possibili
predatori, bere e bagnarsi.
Rigiravo quei
gusci esternamente verdi con ancora tracce interne di venature sanguigne, come
a voler sondare e vedere il pullus che vi era contenuto ancora in quel primo
mattino e ad immaginare in quale albero dei filari ordinati d'agrumi potesse
essere nascosto il nido o i nidi. Era l'inizio del bird-watching o shell-watching.
A quel tempo non trovavo risposte e neanche nidi, tanto erano ben nascosti e
mimetizzati.
Né tantomeno potevo chiedere ad altri: che domande stupide!
In Sicilia occorreva essere concreti e pratici. C'erano cose ben più
importanti del perché i merli abbandonassero i gusci d'uova in riva ad
un ruscello.
Un Lorenz immerso in acqua, con solo la testa visibile e oche a rigirargli allegramente
attorno, intento allo studio del comportamento animale, non avrebbe contribuito
al conferimento del Nobel; avrebbe causato diverse chiamate al 113 con richieste
di camicie di forza al seguito. Sarebbe stato molto difficile giustificarsi
scientificamente.
Eppure il Merlo di segreti ne aveva tanti; molti svelati con l'allevamento domestico,
qualcuno non ancora; il Signore del bosco in domesticità si comporta
egregiamente, ha chiarito quasi tutto.
Introduzione
E' l'Uccello nero per eccellenza. Gli Inglesi ormai non lo chiamano più Ouzel bensi Blackbird; anche per i Francesi è le Merle noir. Per noi è sottinteso che sia nero, tant'è che di cosa rara si dice ch'è un Merlo bianco.
Fra i sette colori
dell'iride, il nero, non compare. Non è un colore base. Per i Fisici
rappresenta un non-colore, come il bianco. Ma mentre questo è luminoso
e riflettente; il nero, a differenza, è cupo, assorbente, ambivalente.
Convenzionalmente, per noi, può rappresentare la massima eleganza o anche
la massima luttuosità.
Nel mondo animale non vi sono convenzioni. Gli Uccelli sono vestiti dall'evoluzione. Un uccello dal piumaggio nero cupo può benissimo essere gioioso, garrulo, intrigante; può, in alcune sue emissioni, far ricordare una risata, una sghignazzata, quasi a voler dimostrare, entrambe le due nostre convenzioni, vestendo elegantemente ed allegramente il nero. Col bello e col brutto tempo. Anzi proprio quelle giornate più fredde dell'anno, a cavallo col finire di gennaio, sono comunemente dette, da tutti: "i giorni della merla". Vedremo perché.
In natura.
Frequentava principalmente
la macchia, il sottobosco. Era difficile da scorgere, inavvicinabile e diffidente.
La sua fuga avveniva già a diverse centinaia di metri dall'osservatore
ed era accompagnata da quella caratteristica sonora, lunga risata da tutti conosciuta.
In seguito ha cominciato ad apprezzare gli ambienti di città, i parchi
urbani, i giardini pubblici, le ville con arredo verde. Queste popolazioni urbane,
stanziali, continuano ad essere in evoluzione numerica, nonostante i tanti inconvenienti
del periodo riproduttivo primo fra tutti i lavori di giardinaggio, e le potature
primaverili di siepi e alberi bassi.
A vedere i merli
di città, confidenti, in gruppo sparso, razzolare fra i prati, dà
una sensazione di perfetto adattamento culturale della specie ma ha fatto perdere
quel fascino da "signore dei boschi" che tanto meritava.
In Sicilia, oltre al Merlo di città (confidente) e a quello della fitta
macchia del sottobosco (totalmente selvatico) ve ne è un altro: il Merlo
delle aree coltivate, degli agrumeti (diffidente).
Queste zone artificiali e antropizzate rappresentano un ambiente eccezionale
per la vita e la riproduzione del Merlo. Tanto è vero che nelle piccole
città siciliane, attorniate da floridi agrumeti, ancora non entra, predilige
rimanere, stazionare e nidificare fra rigogliosi alberi d'agrumi. Con tutti
gli inconvenienti ed i rischi che le pratiche agricole comportano. Da metà
aprile ogni albero viene circondato da operai specializzati e minuziosamente
ripulito da rami vecchi ed inutili. Con la potatura molti nidi vengono a cadere,
tanti interrotti nella fase della costruzione. I Merli insistono, ricostruendone
subito altri, nelle vicinanze, le tante covate sopperiscono le perdite, dopo
la rimonta tutto fila liscio. Irrorazioni fogliari, irrigazioni, concimazioni
non producono perdite. Ancora in luglio è possibile trovare merli in
riproduzione. La specie è in salute ed in progressione numerica.
In quest'ambiente gli anticrittogamici e gli erbicidi fanno sempre il loro danno,
anche indirettamente, ma lo svantaggio per i Merli è sopportabile perché
il loro interesse maggiore è per il substrato umido che l'irrigazione
a pioggia o tradizionale, ogni 20 - 25 gg., concorre a mantenere.
Questa umidità facilita la risalita e l'avvicinamento agli strati superficiali
di diversi tipi di vermi di terra che rappresentano la base irrinunciabile nutrizionale
per giovani ed adulti.
Un "sottobosco" ombroso, umido, artificiale, ma provvido di alimenti.
In Sicilia ancora
non si vedono, a differenza di altre zone principalmente nord-europee, merli
con piume bianche in parti limitate o estese del piumaggio. Pare per anomalie
alimentari.
Riproduzione
E' fra i primi
uccelli a entrare in estro. E' subito sensibilizzato dall'aumento del fotoperiodo;
risulta molto sensibile allo stacco crepuscolare buio/luce che lo vede maggiormente
in attività. Molto prima dell'alba e fin dopo il tramonto, già
ai primi di gennaio (ha registrato il passaggio del solstizio d'inverno), comincia
a farsi sentire più rumorosamente. Nei "giorni della merla"
la gente comune, sentendolo maggiormente, si chiede perché il Merlo inscena
tutto quel baccano e lo ritiene causato dal freddo intenso del periodo mentre
invece è proprio il contrario, da metà Gennaio comincia a sentire
"caldo" a entrare "in calore".
A fine febbraio (i più precoci) o già in marzo comincia la costruzione
del nido. Una robusta coppa, all'interno foderata di nudo fango, (non sempre).
Le uova deposte sono da tre a cinque di colore verde e macchiettate maggiormente
nel polo ottuso. L'incubazione dura 13 gg. (verificata in allevamento) alcune
volte 14 a seconda della assiduità della femmina e della temperatura
ambientale. Alla nascita sono imbeccati esclusivamente con lombrichi e larve
molli. Nascono quasi nudi con un rado piumino grigio chiaro. Escono dal nido,
nei rami vicini, al 12' giorno. Se vengono scoperti e toccati, la loro difesa
consiste in assordanti grida e voli scoordinati all'impazzata. Il grido di uno
sollecita le grida di tutta la nidiata che si disperde con i genitori attenti
e premurosi a distrarre l'attenzione dell'intruso disturbatore.
Fino a giugno si è nel pieno del periodo riproduttivo. Dopo comincia
la fase calante e del riposo riproduttivo. Da luglio anche il bel canto viene
meno.
Periodo del riposo
E' da metà
agosto, col fotoperiodo sensibilmente ridotto, che inizia il ricambio del piumaggio.
Comincia il periodo dell'attività ridotta. Gli adulti si rivestono di
nuovo piumaggio. I giovani dell'annata (le prime covate sono già mutate)
sono facilmente distinguibili per le remiganti e le timoniere non perfettamente
nere; saranno cambiate al secondo anno. Il becco dei giovani maschi è
maggiormente aranciato rispetto alle giovani femmine, il dimorfismo è
comunque molto evidente già alla prima muta, i giovani maschi evidenziano
chiaramente piumaggio nero opaco e cerchio perioculare arancio. Da agosto a
dicembre la vita dei merli scorre senza particolari degni di nota: il tempo
viene impiegato per nutrirsi, spostarsi nel territorio occupato, riposare, controllarsi
a distanza.
Le popolazioni stanziali s'incrementano numericamente per l'arrivo di soggetti
settentrionali. Anche nei merli, le popolazioni più settentrionali si
spostano verso Sud con avvicendamento del territorio, cosi da permettere a popolazioni
scandinave di scendere nel Regno Unito e a quelle Inglesi di scendere più
a sud. Nel resto d'Europa avviene la stessa migrazione, meno consistente e massiccia
rispetto a quella di altri Turdidi (Turdus philomelos).
Canto
A gennaio, all'alba
e all'imbrunire, si cominciano a risentire le sonore "risate" dei
Merli. Si capisce che i primi approcci di coppia stanno iniziando e i canti
d'avvicinamento alla femmina e marcaggio del territorio sono iniziati. Lo stacco
crepuscolare è in anticipo al mattino e ritarda la sera; i Merli si sensibilizzano
e si eccitano.
A fine gennaio molti maschi, maggiormente in estro, iniziano il vero canto.
Sul canto del
merlo c'è poco da dire: è semplicemente maestoso.
Nel repertorio canoro sono presenti le "alte" e le "basse"
note. L'ascoltatore, lontano dalla fonte d'emissione, sente solo le "alte"
(i flauti), il vicino sente prima i flauti poi "le basse", un insieme
di gorgheggi finali. Le "basse", frettolosamente, chiudono l'emissione;
sono meno apprezzabili dei flauti ma alcune sono piacevolissime.
Oltre al vero e proprio canto, alla "risata", alla "sghignazzata",
al caratteristico "chioccolare", a varie emissioni di contatto e di
presenza, ve ne è una tipica, esclusiva e diagnostica. Solo rari amatori
avranno ascoltato e decifrato quello che potrebbe tradursi in "zirlio d'apprensione";
se lo senti sei a pochi metri dalla femmina nascosta, che ti sta osservando.
Non la vedi ma la senti. Ha lasciato il nido (costretta dalla vicinanza d'un
pericolo). Quel sibilo appena percettibile, ti dice che il nido è nelle
immediate vicinanze e che la femmina lo ha lasciato senza rumore, senza farsi
vedere e sentire: si è mimetizzata e attende il tuo allontanamento e
segnala ritmicamente; non smetterà se non quando si è lontani.
A differenza di altri segnali d'allarme questo è quasi al limite dell'udibile.
Viene emesso anche in voliera.
Il canto del Merlo è talmente gradevole e riposante che è comunemente
riprodotto in dischi, nastri, CD, di facile rinvenimento.
In alcuni filmati,
e in posti impensabili, per la biologia del merlo, registi poco accorti, fanno
sentire il suo canto per rimarcare meglio una situazione idilliaca e bucolica.
Non accenno a Musici, Poeti e Cantori che hanno dissertato sul canto del Merlo:
sono tanti. Un intero Articolo non basterebbe.
Allevamento domestico
Si magnifica nella
grande voliera. E' specie soggetta a tutela (va dichiarata alla Ripartizione
Faunistico-venatoria) e nel contempo cacciabile (la solita incongruenza).
Ai primi di marzo, molte femmine, completano il nido. L'allevatore può
fornire, senza cura e attenzione, erbacce strappate al terreno, che saranno
utilizzate per la costruzione di un robusto nido costruito nelle parti più
impensate della voliera, ma sempre in posti riparati e calmi.
Le uova deposte variano da tre a cinque (qualche primipara, due). Le prime covate
con numero minore.
Schiudono in capo a 13 gg (dato verificato). I piccoli nati sono nutriti soltanto
con cibo vivo. E' necessario fornire alla nutrice: bigattini a volontà,
Camole del miele (mattino e pomeriggio), Lombrichi e per le femmine conoscitrici
crocchette per cani (cuccioli) con proteine al 36% (insuperabili).
A sei giorni,
per accelerare una nuova deposizione, conviene togliere i piccoli per l'allevamento
a mano. Ancora nudi debbono essere coperti con panno di lana e imbeccati ogni
due ore con le crocchette di cui sopra.
In allevamenti che vogliono economizzare e che hanno distribuito, solo bigattini,
o con la nutrice che predilige imbeccare con tali larve, scartando altri prodotti
più sostanziosi, possono verificarsi (dopo il sesto giorno) casi di piedi
disarticolati o a "pugno chiuso". Se il malessere si manifesta, non
è più possibile porvi rimedio. E' invece facilissimo prevenire
tali casi, fornendo alle nutrici acqua calcificata o imbibendo le crocchette
in acqua calcificata. In farmacia, per uso umano, sono disponibili delle grosse
pasticche effervescenti, da sciogliere in un litro e mezzo di acqua.
I piccoli di Merlo
sono molto precoci a svezzarsi. A venti giorni bigattini in movimento attraggono
la loro attenzione e favoriscono l'autonomia alimentare.
Le percentuali di riuscita nell'allevamento a mano sono del 100%.
La specie risponde molto bene all'allevamento domestico. Si riproduce facilmente
e le soddisfazioni sono superiori a quelle date dall'allevamento dei granivori.
Mutazioni
L'interesse degli
Ornicoltori è aumentato, con la comparsa delle mutazioni.
Come non restare affascinati da un Merlo diversamente colorato. Un merlo non-nero
resta sempre un'eccezione. Le variazioni fenotipiche (e genotipiche) sono ammalianti.
Fino ad oggi le
più importanti fissate nei nostri allevamenti sono:
Bruna - Recessiva - Sessolegata - In esposizione in Inghilterra sin dal 1956
Satinè - (chiamata anche Crema - Ino - Cinnamon/ino) - In esposizione in Inghilterra già sul finire del 1970 - Recessiva - Sessolegata -
Albino - Recessiva autosomica - In esposizione in Inghilterra sin dal 1971
Bianca (occhio nero)
Pezzata - (chiamata anche Bianco-pezzata o grizzle)
Argento o Blue
- Dominante - Singolo Fattore o Doppio Fattore - Apparsa in Belgio/Olanda nel
1960 - I normali originatisi dai mutati non sono mai portatori ma hanno nel
fenotipo qualcosa di leggermente diverso: i maschi appaiono leggermente bluastri
mentre le femmine sono percettibilmente più striate.
Questa mutazione (da alcuni chiamata impropriamente agata) si può presentare
in SF o DF con soggetti che possono presentarsi in una vasta gamma di gradazione
di colore. Variazioni sul tema del grigio: dall'appena accennato (nero-chiaro)
all'estremamente diluito (argento chiaro), rendono interessante questa mutazione
e in un articolo prossimo sarà trattata dettagliatamente.
Tutte le altre mutazioni: lutino, agata, isabella (agata + bruno) sono acquisite e abbastanza comuni mentre le rare pastello, opale, topazio, pheo, eumo, onice, sono cosi costose che prenderanno ancora tempo per la diffusione capillare fra gli amatori.
Tutte queste belle
mutazioni di colore non debbono però allontanarci dall'ancestrale che
va allevato in purezza.
E' possibile stipulare convenzioni con le amministrazioni comunali per mirati
programmi riproduttivi e involo totale o parziale dei nuovi nati, secondo l'interesse
delle parti contraenti.
Esposizione
I soggetti da preparare per le Mostre vanno preparati per tempo. Già dall'imbecco bisogna scegliere i soggetti che saranno sottoposti a training. I più gagliardi si vedono già da nido.
Date le dimensioni medio-piccole l'allevatore che intende esporre deve preventivamente chiedere se la manifestazione contempla gabbie adatte alla corporatura dei merli. Sono ottime le gabbie grandi, laccate bianche, con due posatoi, chiuse su tutti i lati tranne il frontale. In questo tipo di gabbia d'esposizione il Merlo fa una figura superba. Il colore nero contrasta col bianco meravigliosamente. Converrebbe che anche gli accessori (beverino, posatoi) fossero di identico colore bianco. Converrebbe altresì che i posatoi, sempre in numero di due, avessero un diametro di cm 1.5. Ciò solo indicativamente; non vorrei che la CTN prendesse alla lettera e cominciasse sulla scia di altra CTN a dare disposizioni del diametro dei posatoi a secondo la specie esibita. Vi lascio immaginare i tipi di posatoi occorrenti negli I.E.I.(dal Colibri al Colombaccio)!
I Merli da esposizione
debbono subire una preparazione molto accurata rispetto ad altri insettivori.
Il soggetto esposto deve risultare calmo. Per ottenere questo tipo di mansuetudine
bisogna cominciare sin dalla nascita, maneggiando i pullus, poi allevandoli
a mano e facendo una prima scelta allo svezzamento. I soggetti che si presentano
più rotondeggianti sono da preferire rispetto a quelli snelli, longilinei.
Generalmente quelli maggiormente a sagoma snella, sembrano avere una coda più
lunga e nel complesso un aspetto meno gradevole.
Difficilmente il Merlo si fa comodamente giudicare. Salta da un posatoio all'altro
e non è un difetto se si presenta con ali abbassate e coda alzata mossa
ritmicamente.
Pare che alcuni allevatori usino aggiungere al comune cibo base, del pastoncino colorante con lo scopo di pigmentare meglio, non il piumaggio che non viene assolutamente intaccato, ma il becco ed il cerchio perioculare che virano da giallo-arancio ad arancio-rossastro.
Vanno anellati con anello "F".
Anche se pochi giudici apprezzano la grossa taglia e gli insettivori in genere, i pochi soggetti che si vedono per Mostre ed Esposizioni non possono che colpire favorevolmente il giudizio ed è per questo che i pochi soggetti presentati, costantemente sono al tavolo dei vincitori.
Sebastiano Paternò
Nota: I prodotti commerciali/veterinari e le specialità farmaceutiche menzionati nell'articolo, sono disponibili, a richiesta, all'indirizzo telematico riportato.
Maggio 2004
Lavoro licenziato per "Alcedo - Ornitologia e Natura" - Maggio 2004 senza foto
Pubblicato su "Alcedo - Ornitologia e Natura" - N.2/2005 - Marzo/Aprile
www.sebastianopaterno.it
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