AZZURRO COME IL CIELO

Del Passero solitario, delle sue abitudini.

Di colore intermedio fra il celeste ed il turchino, l’azzurro per l’immaginario collettivo rappresenta l’immensita’, l’infinito.

Il blu’, gradazione più’ scura dell’azzurro, anche l’eternita’, senza inizio e senza fine.

Tutte queste variazioni di colore sono rappresentate in un uccello della nostra avifauna con una tinta del piumaggio tipica e caratteristica, e cangiante a seconda delle stagioni e dell’eta’: il Passero solitario (Monticola solitarius Linnaeus, 1758).

Che a guardarlo non si provino sensazioni di eternita’ e di infinito e’ cosa certa, forse guardando i giovani che ogni anno si ripetono, con la vita che si rinnova, allora si, e’ come riascoltare una vecchia canzone: si rivivono emozioni passate, che, richiamate, riaffiorano prepotentemente.

Certamente il Leopardi quando componeva l’Infinito non pensava certo al colore azzurro/blu che qualche uccello potesse vestire, ma, strana coincidenza, quando scriveva il Passero solitario trattava proprio del Monticola solitarius. Tutti conosciamo quelle liriche. Ogni rigo e’ musica. Altro che pessimismo. Tutto e’ vita, gioia di vivere, felicita’, primavera. Eppure per toccare i tasti della cruda essenza umana passa come il Poeta del Pessimismo.

Il "suo" Passero solitario e’ scientifico, vero, reale; ne conosce

l’indole: " …Tu solingo… non compagni…";

l’habitat: "D’in su la vetta della torre antica… ";

il canto: "…cantando vai…ed erra l’armonia per questa valle…";

il comportamento: " …Tu pensoso in disparte il tutto miri…".

Lasciando il Poeta e tornando al tema a noi maggiormante congeniale diciamo subito che il "nostro" Passero solitario e’ un uccello medio-piccolo con una taglia di circa cm.20, numeroso ed abbondante al Sud ed in Sicilia, negli ambienti acconci. Passa spesso inosservato, per la sua timidezza e per il suo carattere schivo tranne in Primavera, come d’altronde succede per tanti uccelli, allorquando prepotentemente viene alla ribalta, obbligato da stimoli sessuali a perpetuare la specie. E’ in tale fase che anche i non appassionati si accorgono del Merlo blu o del Merlo di roccia come viene più’ comunemente designato.

In aprile appare più’ numeroso, sia per l’arrivo di soggetti che hanno svernato in Africa sia perche’ più disponibile alla vista.

Il piumaggio giovanile e’ una copia sbiadita di quello adulto femminile; dopo la 1’ muta (luglio-agosto) e per tutto l’autunno-inverno e’ simile nei due sessi, bisogna avere i soggetti in mano o molto vicini alla vista per poter distinguere chiaramente i sessi. E’ solo alla fine di marzo che il piumaggio comincia a perdere la brinatura grigio-chiara apicale di ogni penna e col passare dei giorni, a meta’ aprile, diviene, nei maschi, di un blu cupo che ad ogni successiva primavera, anno dopo anno, si schiarisce sempre più’ fino ad arrivare ad un azzurro sempre più’ splendido e luminoso. Il becco e’ nero, anche le zampe.

E’ specie longeva. Ho ceduto soggetti di otto anni di un luminoso colore azzurro ed ancora in pieno vigore riproduttivo.

E’ il maschio a scegliere e delimitare, con voli e canti, il territorio che sara’ prima o poi accettato da una femmina. Sono state viste, in un caso, due femmine, ripetutamente bisticciare (si ritiene) per lo stesso territorio, col maschio indifferente e gia’ insediato.

E’ in questo periodo che il maschio da il meglio di se’, cantando sempre dagli stessi posatoi preferenziali, alcuni facilmente individuabili dalle abbondanti feci lasciate (una roccia a picco su uno strapiombo, l’angolo spiovente di un alto rudere, il grosso ramo di un grande albero, ecc.), oppure cantando in volo con un caratteristico lento movimento delle ali semichiuse per poi planare dolcemente e sempre cantando su uno dei suoi tanti posti preferiti e sempre meravigliosamente panoramici.

Il canto e’ melodioso, flautato, simile a quello del Merlo ma con le frasi più’ frettolosamente ripetute.

Ha delle movenze molto caratteristiche, con diversi inchini e tanti movimenti di ali e coda. Quando atterra dopo un breve volo non si ferma subito ma dopo alcuni passetti, alla fine dei quali alza un po’ la testa ed il becco e resta un po’ impettito. Anche in volo non si puo’ confondere con altre specie di dimensioni similari, per un battito d’ali diverso, per la coda mediamente più’ lunga, per la brevita’ dei voli.

La coppia si forma a fine marzo / primi di aprile ed in tutta fretta inizia la costruzione del nido da parte della sola femmina. Il nido e’ posto all’interno di buchi, cavita’, anfratti sia in ambienti naturali come anche in vecchi ruderi e costruzioni umane, mai su alberi. E’ iniziato con una base molto ampia e grossolana per essere completato con l’interno fatto di radichette molto fini e sottili. Sempre assenti peli e piume. In citta’ e’ presente nei siti archeologici, nei vecchi ruderi, nei cimiteri, nei castelli, anche ad altezze considerevoli. E' singolare come adori costruire il nido, nelle periferie delle citta’, nei palazzi a più’ piani (5 – 6) in costruzione ed in fase di ultimazione, che rappresentano le avanguardia del cemento e che rubano terreno alla campagna. Trattasi di quelle costruzioni complete ma ancora mancanti di porte e finestre che attirano le coppie di Passeri solitari le quali vanno costantemente a nidificare nei piani alti e negli spazi predisposti, sopra porte e finestre, per accogliere avvolgibili e tapparelle. Le nidificazioni anche in presenza di muratori e maestranze. Per tale motivo molti nidi vanno perduti per l’avanzare inesorabile ed improcrastinabile dei lavori.

In campagna predilige le pareti scoscese, le cave di tufo vulcanico queste ultime molto apprezzate e con una densita’ di coppie proporzionale alle dimensioni della cava stessa fino ad osservare nidi anche nei manufatti umani e nei macchinari per la frantumazione della pietra fra polveri, rumori assordanti e operai in perenne movimento e attivita’. Forse, in questi casi, sono sufficienti e salutari le ore dall’alba all’inizio dei lavori, l’ora di pausa pranzo e ancor di più’ quelle dalla fine dei lavori al tramonto.

Una costante: la penombra. Il nido non e’ mai esposto alla luce diretta ma sempre dove la luminosita’ arriva indiretta e molto attenuata per non dire in certi casi cosi’ fioca da parlar quasi di buio.

Le uova deposte sono generalmente da tre a cinque ed hanno una dimensione (media aritmetica semplice) di cm.25,5 x cm.19,1 (n = 3). Di colorito verde chiaro azzurrine senza macchie molto simili a quelle dello Storno nero ma più’ piccole.

I pullus alla nascita sono nudi, di colorito roseo e con un’ampia apertura buccale. In natura generalmente il 1’ di maggio o a cavallo con tale data si hanno le schiuse. E’ facile, andando a ritroso, verificare la data di deposizione e quindi risalire alla costruzione del nido. Verso il settimo-nono giorno e’ possibile cominciare a notare l’iride dei giovani di colore grigio-azzurra che diventa scura col passare dei giorni.

Avvenute le nascite, per i genitori comincia il classico via/vai, sempre discreto, per fornire l’imbeccata. Prima con piccole larve, poi sempre con cibo vivo e sempre di dimensioni maggiori fino a comprendere nelle ultime fasi prima dell’involo anche piccole lucertole e piccoli topi.

E’ il periodo più’ vulnerabile per una specie che altrimenti sarebbe passata totalmente in sordina.

In questa fase, emettono un segnale d’allarme, che invece d’essere esclusivamente un avviso per i piccoli, diviene un campanello acustico ed anche visivo per una facile individuazione del sito di nidificazione con presenza di giovani.

Allorquando si entra in quello che i genitori considerano "limite di preoccupazione" inizia una caratteristica emissione vocale molto acuta e formata da un monosillabo penetrante che si potrebbe tradurre onomatopeicamente in "piii". Ogni tanto questo verso e’ inframmezzato da una emissione rauca quasi chioccolante alla maniera dei merli, ma meno gradevole. Se l’osservatore, che ha generato l’azione di disturbo si allontana dal nido l’emissione perde vigore e intensita’ mentre riavvicinandosi al nido ricominicia e con una maggiore intermittenza nei pressi del nido, fino a diventare anche bisillaba "pii – lii" proprio nelle immediate vicinanze. Appare chiaro che l’esperto puo’ essere accompagnato al nido come in un gioco da ragazzi e quelle emissioni sonore potrebbere essere tradotte con "acqua", "fuoco", "fuochino" a seconda che si e’ lontani, vicini ovicinissimi al nido.

A differenza di altre specie non simula mai ferite o incapacita’ di volo.

E’ chiaro che il comportamento e’ finalizzato ad attirare l’attenzione dell’intruso, col canto e con caratteristici voli, verso il soggetto adulto per salvaguardare i piccoli e allontanare la possibile fonte di pericolo.

Questo particolare comportamento lo considero pero’ di danno per la specie, ma si sa, l’evoluzione biologica deve fare i conti con l’evoluzione culturale di una specie, l’uomo, che vanta un imperativo dominio su tutte le altre.

In gabbia ed in voliera si comporta come uccello di facili abitudini e di semplice conduzione. Pochi pero’ si barcamenano nell’allevamento e nella riproduzione. Si nella riproduzione, perche’ più’ volte ho ribadito nei convegni dove gentilmente hanno avuto la pazienza di ascoltarmi fino in fondo che il fine ultimo dell’allevare e’ il riprodurre. Al nostro motto: allevare e’ proteggere, deve essere aggiunto: allevare e’ riprodurre.

Per la detenzione e’ necessaria autorizzazione della Ripartizione Faunistico-venatoria competente per territorio.

In gabbia va tenuto solo se si apprezza come uccello cantore ed anche come animale da compagnia. Allo scopo risponde egregiamente. Il maschio, specie se imprintato, canta tutto l’anno. Non appena vede l’allevatore e’ tutto un insieme di canti e moine. Fuori della gabbia si accanisce sul palmo della mano e sulla testa dell’allevatore con colpi di becco che possono anche disturbare. In periodo riproduttivo, a precisa chiamata, copula sul pugno chiuso dell’allevatore ed e’ possibile raccogliere sperma per possibili fecondazioni artificiali (quanto prima finiranno le estasi ed i tormenti di tante difficili ibridazioni).

Naturalmente questo tipo di Uccello non sara’ buono per la riproduzione in purezza. Difficilmente si otterranno buoni risultati riproduttivi ed il più’ delle volte, tentare, e’ solo perdita di tempo.

E’ in voliera che si apprezza in tutta la sua magnificenza. A febbraio e’ conveniente porre in voliera, se gia’ non vi risiede, (non teme i rigori dei nostri inverni), il maschio, perche’ si ambienti bene. Tutto il mese di marzo e’ ottimo per inserire la femmina, con molta accortezza e col solito sistema; viene posta all’interno della voliera chiusa in gabbia, per controllare le reazioni del maschio. Dopo alcuni giorni va liberata sempre all’interno della voliera e conviene sostare almeno un paio d’ore per vedere attentamente se il maschio l’ha accettata. E’ d’uopo pertanto spostare questa fase in giorno di riposo lavorativo per poter impegnare eventualmente più’ tempo ad osservare il comportamento degli uccelli. Dapprima essi si ignorano e quando per un motivo qualsiasi si trovano ad essere vicini, l’avvicinato (senza differenza di sesso) ha un atteggiamento di sottomissione alzando collo, testa e becco all’insu’ come a dire: "sono inerme, non ho nessuna intenzione di far male o di reagire".

Una curiosita’: sia singolarmente che in coppia prediligono uccidere, senza mangiarli, topolini e piccoli serpentelli che malauguratamente dovessero entrare in voliera. Vengono martoriati in testa e lasciati, bene in vista, in posti sempre diversi. Fino a che l’allevatore non ponga fine a queste esibizioni, togliendoli dalla circolazione.

Formatasi la coppia e tutto procedendo per il giusto verso, la femmina ai primi di maggio (più’ tardi rispetto ai conspecifici in liberta’) si fara’ notare con del materiale grossolano nel becco e lo fara’ senza alcuna timidezza. Per la particolare predilezione di imbottire il nido con radici molto sottili, uso porre, prima di ogni fase nidificatoria, intere piante di graminacee che provvedo a tirare e sradicare complete di zolla e radici, La femmina avra’ tanta cura di strappare alla bisogna le piante offerte prediligendo prima le parti aeree per la costruzione iniziale del nido poi le parti subaeree per l’imbottitura finale.

Come nidi uso principalmente quelle cassette di vini (confezioni natalizie) di diverse dimensioni, che si aprono a valigetta e che bucate, per permetterne l’ingresso, vanno benissimo e sono ben gradite sia poste orizzontalmente che verticalmente. Vanno anche bene le cassette nido per storni. Devono essere poste a dimora in alto e negli angoli della voliera piu’ riparati e meno soleggiati.

Quando la femmina non si nota più’ girovagare, e’ perche’ ha iniziato la cova che condurra’ da sola per circa 13 giorni. Al riguardo c’e’ da dire che se la conduzione dell’allevamento e’ ottimale, la preparazione alle cove meticolosa, quasi sempre i risultati non mancano e la nidificazione, la deposizione, la cova, non diventano eventi straordinari ma atti fisiologici obbligati come il bere, il dormire, il defecare.

La nascita dei piccoli e’ preannunciata prima da un maggiore nervosismo dei genitori e poi da semigusci d’uova schiuse poste agli angoli della voliera.

Ai genitori, che per tutto il periodo dell’anno e’ andato bene, come alimentazione, il pellettato nero ed il mangime per insettivori a becco fine con l’aggiunta ogni settimana di pezzettini di carne magra e qualche foglia di lattuga finemente tritata, con la nascita dei piccoli e’ necessario fornire ad libidum il cibo vivo indispensabile per l’allevamento dei pullus. Al riguardo le Camole del miele ed i Lombrichi non devono mancare, come anche i più economici bigattini. La preferenza sara’ per le Camole e bisogna sacrificarsi (economicamente) fino al raggiungimento del 6’ giorno quando si possono prelevare per continuare comodamente e con cibo più’ economico l’allevamento a mano, pratico e più sicuro nel raggiungimento del risultato finale: lo svezzamento della nidiata. I giovani crescono bene ed anche prima dei progressi della moderna mangimistica si potevano facilmente svezzare con del semplice mangime per pulcini condito con pezzetti di carne magra.

Il prelievo viene fatto al 6’ giorno. L’anello da utilizzare e’ il tipo "D", diametro interno mm.4.

Se la temperatura e’ rigida con qualche rischio (sono ancora eterotermi), Qualche giorno dopo verrebbe difficile l’inanellamento. Se inanellati e lasciati ai genitori vengono inesorabilmente buttati fuori dal nido. In un caso una nidiata, dopo l’inanellamento, fu sparpagliata a terra da un’altezza di tre metri. Trovati fortunatamente ancora vivi e rimessi al nido (senza anelli) i genitori continuarono l’imbeccata e i giovani crebbero bene e senza difetti segno che le cadute da pullus non causano guai. Per il motivo suesposto se si tarda anche di un solo giorno, certe volte diviene difficile inanellare mentre se si anticipa e ancora i giovani sono eterotermi e’ necessaria, per qualche giorno, un’incubatrice con temperatura tarata fra 37,5’ e 38,4’.

Gia‘ allo svezzamento e’ facile distinguere i sessi perche‘ dopo aver "maneggiato" gli uccelli per circa un mese, qualche piuma pettorale caduta (o volutamente tirata) ricresce tipica per il sesso di appartenenza, anticipando in tal modo quel piacevole periodo della prima muta quando il giovane uccello si sveste della fase giovanile e si prepara con l’abito del primo inverno a battagliare coi suoi simili per ritagliarsi il suo spazio fra le complesse gerarchie da instaurare. Sempre pronto pero’ a essere scelto da una compagna per formare una nuova coppia, vigorosa per l’eta’, da aggiungere alle altre della variegata collezione.

Per l’allevatore, quanti fastidi, quanti patemi, quanti accorgimenti. Eppure gli hobbies aiutano a vivere. Niente e’ meno faticoso di cio’ che piace. Se poi oltre che hobby, diventa studio, ricerca, conoscenza, allora si raggiunge quella pace interiore necessaria per vincere tutti gli stress.

Ed e’ per questo motivo e nonostante le preghiere che mia moglie alza settimanalmente al cielo (che possano morire tutti in una notte), con subitaneo e successivo ravvedimento, che si va avanti con ottimi risultati. Evidentemente il buon Dio sa da che parte sta la ragione e tutti i miei Uccelli crescono bene e si moltiplicano, secondo il dettato biblico. Io, in questo, cerco di aiutarli.


Paterno’- Ottobre 2000 - Sebastiano Paterno’
Pubblicato su "ITALIA ORNITOLOGICA" N.1– Gennaio 2001– Edizioni FOI - Diritti riservati