Bizzarrie del Saltimpalo in parata

Ogni anno molti appassionati si cimentano con nuove specie insettivore da allevare e riprodurre. Dei tanti allevatori che iniziano, molti mollano al primo tentativo, senza riprovare. La sfortuna, le difficolta’, il carattere difficile dei soggetti, la litigiosita’, l’aggressivita’, il particolare tipo d’alimentazione giocano quali fattori limitanti e fanno si che molti non riuscendo ad ottenere subito risultati, abbandonano e rinunciano o cambiano, dedicandosi ai granivori, certamente di più’ facile contentatura e con ritmi di conduzione piu’ sopportabili.

Certo e’ che gli insettivori, a differenza dei granivori, hanno affinato movenze e comportamenti adattandoli al particolare tipo di nutrimento: la ricerca di prede vive e mobili, molte volte scattanti hanno pilotato l’evoluzione verso uno "psichismo più’ evoluto". L’insettivoro deve essere vigile, attento, perennemente in movimento; deve contrastare l’azione di fuga e di difesa dell’insetto che per spirito di conservazione deve poter riuscire a sfuggire alle insidie della cattura. Entrambi (il cacciatore ed il cacciato), lottano per la vita, per l’esistenza.

Cio’ ha favorito quel brutto carattere che manifestano: uno spiccato individualismo, un territorio da conquistare e difendere, uno spirito battagliero, un instancabile moto. Di converso hanno delle linee armoniche e piacevoli, occhi grandi accattivanti, un canto eccellente, un comportamento "colloquiante", colori splendidi e cangianti, altre volte modesti e mimetici.

Tutti questi pregi e difetti sono presenti, ma non accentuati, nel Saltimpalo (Saxicola torquata, Linnaeus, 1766).

E’ un piccolo (cm.12-13) uccello protetto. E’ necessaria autorizzazione alla detenzione. E’ conosciuto anche dai non addetti ai lavori. Gia’ il nome lo caratterizza e lo contraddistingue per quella particolare abitudine di "saltare di palo in palo". Gli antichi contadini siciliani affettuosamente e molto appropriatamente gli hanno affibbiato e ci hanno tramandato un particolare nome in vernacolo, per la tipica abitudine che l’uccello ha (o meglio aveva) di "defecare manici di zappa" dando cosi’ una colorita popolare traduzione, per le visibili tracce lasciate dall’Uccello nel sostare, passando sui vari posatoi.

Questa notorieta’ in natura, non e’ controbilanciata dall’abbondanza di soggetti in allevamento, se ne conoscono cosi’ pochi in cattivita’ che sembra davvero molto ingiustificata, questa assenza, per una Specie dalla piacevole livrea e facilmente sessabile.

Il maschio in tutte le stagioni, si distingue subito per il cappuccio nero ed il petto castano più’ o meno rossiccio. Semmai in primavera-estate, le tinte si ravvivano e diventano più’ splendide e marcate per la perdita della brinatura bruno-chiara all’apice d’ogni penna. Si nota meglio la parte bianca attorno al collo, sulle ali e alla base della coda, certamente legata a segnali d’individuazione dei soggetti e di formazione della coppia. In effetti, in voliera come in natura, il benche’ minimo volo, evidenzia chiaramente quelle macchie bianche.

La femmina in tutte le stagioni si presenta con colori modesti. Entrambi i sessi hanno una caratteristica sagoma arrotondata e sostano sul posatoio sempre attenti all’ambiente circostante con tipici e continui movimenti della coda e delle ali, subito lanciandosi sul fondo della voliera al benche’ minimo impercettibile (per noi) movimento (riescono a percepire anche il lento movimento di un bigattino gia’ infiltratosi a qualche cm. sottoterra) per poi risalire sullo stesso posatoio sempre accompagnato dall’inconfondibile e più accentuato movimento sincrono d’ali e coda.

A gennaio i maschi cominciano un sottocanto, che in crescendo, migliora fino a raggiungere ai primi di marzo il pieno della sonorita’. Non e’ particolarmente pregiato. Col pieno canto la femmina è stimolata alla riproduzione.

E’ fra i primi insettivori a nidificare. La frenesia comincia col maschio che s’infila in diversi posti senza sceglierne alcuno. Mentre prima non si vedono mai vicini, con l’inizio della stagione riproduttiva sembra che quell’alone di repulsione comincia pian piano a diradarsi; quella inavvicinabilita’ che prima esisteva, si va giorno dopo giorno allentando fino a scomparire. Quando si vedono assieme, posati sulla stessa mangiatoia, il legame esiste gia’, la coppia e’ formata.

Se la voliera e’ ampia e spaziosa e non vi sono uccelli terricoli (Quaglie, Allodole), la femmina preferisce nidificare a terra, alla base di un cespuglio. Per facilitarle il compito, alla fine di Gennaio-primi di Febbraio, raccolgo nei campi piantine di Cardo mariano (Silybum marianum) o Carciofo selvatico spinoso (Carlina acaulis) o acquisto cespuglietti di Margherita che metto a dimora a gruppi di tre equidistanti e vicini, lasciando al centro del triangolo equilatero, lo spazio per il possibile futuro posto di nidificazione, certe volte lo stesso spazio viene delimitato con alcune pietre, talaltre pongo proprio un cestino di vimini, dopo averlo preventivamente legato ad una forcella di ginestra (comune e abbondante) a tre rami conficcata poi col fittone per 10/15 cm. al terreno per rendere il nido stabilmente ancorato al suolo; a fine Marzo, le piantine, ormai più’ sviluppate, lo mimetizzeranno molto bene e non e’ raro vederlo occupato.

Se invece la voliera e’ di ridotte dimensioni la femmina difficilmente nidifichera’ a terra, sara’ più’ impaurita dalla mole dell’allevatore e preferira’ o nidi a cassetta semiaperti frontalmente, appesi alle pareti della voliera a circa mt.1.60-2.00 da terra o vasi pensili facilmente acquistabili presso floricoltori e gia’ pronti con piante ornamentali o con aggiunta di essenze prative spontanee su cui allocare, ben nascosti nidi di vimini. Anche in questi casi se gli inviti sono allettanti saranno accettati.

Scelto il posto la femmina trasporta abbondante materiale. La base sara’ molto curata con materiale grossolano, costantemente sono state utilizzate foglie secche (dell’anno precedente) di roverella presenti in voliera. Il nido si presentera’ molto voluminoso e parecchio alto con l’interno ben rifinito, profondo e cilindrico.

Le uova deposte variano da tre a cinque e come nei canarini, l’ultimo si presenta più’ chiaro e meno pigmentato. Si presentano ellittiche-ovali , di colore verde-azzurro. Hanno dimensioni di mm.18.2 x mm.14.2 (n=9). La cova comincia con la deposizione del terzo uovo ed e’ capitato che dopo il primo uovo si abbia riposo di un giorno e ripresa normale della deposizione nei giorni successivi. Ho dovuto constatare la deposizione di molte uova chiare e che nessun soggetto abbia mai superato il 3’ anno di vita. Le annotazioni sono in continuo aggiornamento per controllare se trattasi di specie poco longeva e molto delicata o invece trattasi solo di coincidenze casuali. I soggetti sono stati sempre in ottima salute e quando avvengono i decessi questi sono subitanei e senza preavviso (malesseri, piumaggio gonfio, ecc.).

La schiusa avviene in capo a circa 13 gg.. Alla nascita non tutte le femmina hanno dimostrato la stessa solerzia ad imbeccare i piccoli. Il cibo vivo offerto, nel primissimo periodo, era il più’ diversificato possibile e teneva conto delle dimensioni dei piccoli; cosi’ si e’ cercato di fornire larve delle più’ ridotte dimensioni: poche larve di Mosca carnaria, molte di Mosca domestica (Raperini, mini-bigattini), abbondanti Buffalos, poche larve di Drosophile.

Alcune femmine si sono comportate diligentemente senza problemi, altre erano sempre in continuo movimento e nervose, perennemente alla ricerca di un qualche cosa che mancava. Ho avuto la senzazione che cercassero Afidi, mini insetti alati e piccole larve del tipo Drosophila che potevo fornire in ridotte quantita’ e quelle stesse poche, utilizzate anche dagli altri soggetti presenti in voliera.

I piccoli di queste ultime difficilmente arrivavano ai cinque-sei giorni utili per il prelievo e l’allevamento a mano, senza problemi. Per questo motivo molti soggetti non riesco ad anellarli per non disturbare le femmine in questa delicata fase dell’allevamento che per me e’ la più’ impegnativa (per il periodo ed il tipo di lavoro che svolgo) e nel contempo la più’ gratificante.

Ma la caratteristica più’ interessante, nella riproduzione dei Saltimpali, ritengo debba essere la parata nuziale.

In natura il volo nuziale si osserva con un’alzata verticale e una ridiscesa sullo stesso posatoio con battito d’ali frenetico e rapido.

In voliera, l’avere assistito, diverse volte, alla spettacolare esibizione mi permette di descriverla nei minimi particolari. Dura circa 45/50 secondi. Consta di due fasi. Certamente la prima fase, come la si osserva in voliera, e’ un adattamento alle ristrettezze dell’ambiente. Inizia col maschio che attilla e affina la sagoma con le penne completamente aderenti al corpo, subito dopo comincia a volare disordinatamente da una parete all’altra della voliera, carambolando ad angolo e senza ordine apparente. Sembra di vedere quelle piccole "palle pazze" di gomma che i bambini lanciano a sbattere nelle stanze (poco ammobiliate) e che rimbalzano in tutte le pareti prima di fermarsi. Quindi atterrato a circa 50 – 70 cm dalla femmina, che a terra aveva assistito immobile fin dall’inizio, continua con piccoli saltelli ad avvicinarsi ad essa e man mano apre sempre più’ le ali rivolte in avanti fino al punto da pensare che stia quasi incredibilmente per abbracciarla. Più’ che realta’ sembra una animazione disneyana. Ed e’ poco prima che l’abbraccio con le ali possa avvenire (ma non avviene) che la femmina accetta di essere coperta. Il tutto sempre a terra. Non tutte le volte che e’ avvenuta la copula c’e’ stata l’esibizione, segno che sono indipendenti; ma tutte le volte che e’ iniziata la parata ha avuto come seguito l’accoppiamento, cio’ a voler significare che la parata ha come conclusione gratificante l’unione e la consumazione dell’atto sessuale.

Mi sono convinto che l’inizio della parata nuziale venga dato da un qualche segnale, certamente visivo, che la femmina lancia e che viene subito recepito e raccolto dal maschio mandandolo in visibilio.

E’ sempre la stessa storia. Anche nel mondo del Saltimpalo e’ sempre una storia di sesso. Di sesso pulito. Da parte mia, ad osservare, non mi sono vergognato.

Mi sono complimentato!


Paterno’- Marzo 2000 - Sebastiano Paterno’
Pubblicato su "ITALIA ORNITOLOGICA" N.5 – Maggio 2000 – Edizioni FOI - Diritti riservati