CANTA ANCORA.......................SAM
Spiccando il volo, con le Allodole.
I Latini dicevano che la via mediana è sempre da preferire. In medio stat virtus.
Se per virtù, questa volta, trattando d'Allodole (Alauda arvensis), s'intendono quelle canore, esse dove stanno? Sempre in mezzo?
Con gli uccelli in argomento, per quelle doti, non c'è via di mezzo: o in terra o in cielo. L'albero, fra il suolo e l'aria, non esiste.
Le Allodole o "pedinano" o volano. Non hanno l'abitudine di posarsi sugli alberi; i piedi caratteristici sono fatti apposta per correre fra zolle e campi aperti, non a stringere rami. I loro canti migliori di conseguenza, sono emessi o a terra o in volo.
Vero è che si possono vedere anche posate su rami sporgenti di bassi arbusti isolati, ma è una condizione di provvisorietà.
Si capisce subito che il pregio maggiore, per questi uccelli, sta nel canto piuttosto che nell'aspetto.
Nell'abito sono
modesti: colori bruni, neri, un po' di beige,
alcune timoniere bianche. Niente di particolare. Tutto mimetico, in tono, perfettamente
programmato per un uccello di terra.
Presenta una modesta cresta. Il becco è più fine ed appuntito
rispetto agli altri Alaudidi, quasi una congiunzione fra il becco dei granivori
ed il becco degli insettivori.
Le dimensioni medie, riportate in letteratura, sono di circa 18-19 cm.
E' una specie però dalle dimensioni corporee variabili. Molti soggetti
si discostano da questa media presentandosi con una mole ragguardevole, abbondantemente
al di sopra i cm. menzionati. Sono maschi adulti? La lunghezza dell'unghia del
primo dito parrebbe propendere quest'ipotesi. Molti ne sono convinti.
Sicuramente sono soggetti di maggior mole e d'entrambi i sessi, trattandosi
di una specie ad ampio areale.
E' un Uccello interessante. Va osservato, al solito, prima in natura per carpirne quanti più possibili segreti, per poi passare al corretto modo d'allevamento e infine a studiarne comportamenti particolari non prima osservati in natura e in ambiente domestico, per annotazioni etologiche degne d'attenzioni.
Distribuzione
In Sicilia è
specie svernante. Arriva a metà Ottobre, riparte a fine Febbraio. E'
ben conosciuta, non dagli allevatori, dai cacciatori. Il calendario venatorio
siciliano (2003/2004) la include come specie oggetto di prelievo dal 19.10.2003
al 31.12.2003.
La menzione, per osservare, che si può venire in possesso di soggetti
naturali feriti, storditi, ecc. e l'allevatore si sa, può essere tentato
di curarli, accudirli, allevarli. In questi casi, si deve obbligatoriamente
informare la competente Ripartizione Faunistico-venatoria con la dovuta dichiarazione
d'acquisizione. In seguito, le nascite saranno regolari e l'allevamento autorizzato.
Nel resto d'Italia ed in Europa è presente tutto l'anno con molti soggetti
che si spostano a sud nel periodo autunno/inverno.
In ottobre arrivano
in gruppi numerosi. E' facile vederle avanzare nei campi arati mentre si nutrono
calme e serene od osservarle nervose e frettolose, al seguito di trattori frangizolle,
interessate a scovare i tanti semi, piccoli bulbi, tuberi o insetti che vengono
scoperti e dissotterrati dal movimento violento dei vomeri.
In questo periodo non cantano; fanno sentire versi di contatto e di mantenimento
del gruppo. Il loro interesse prevalente è la ricerca del cibo che contribuisce
a farle diventare grasse e nutrite. L'abbondanza dei soggetti e la succulenza
delle carni sono state, da sempre, il loro punto debole. Sono in pauroso calo
numerico. Non si può parlare d'Allodole senza toccare il tasto venatorio;
senza accennare alle Civette, agli zimpelli, agli specchietti. C'è tutta
una tradizione millenaria al riguardo, per i seguaci di Nembrod; a noi non interessa.
Non è stata
però la caccia a decretarne il lento ed inesorabile declino.
Da un trentennio si assiste ad una diminuzione numerica costante dovuta a tante
cause disparate e concatenate: depauperamento dell'ambiente agreste, meccanizzazione
delle pratiche agricole, pesticidi e anticrittogamici, erbicidi, insetticidi,
monocolture.
Al riguardo l'RSPB
(Royal Society for the Protection of Bird) ha focalizzato l'attenzione su questa
specie e negli ultimi anni ha condotto intense ricerche per capire le cause
di questo inarrestabile declino numerico. Questi studi hanno permesso di accertare
che l'Allodola nidifica in ogni tipo di prateria ma i nidi costruiti nelle distese
di colture a cereali producono, in percentuale, più piccoli rispetto
ai nidi costruiti in qualunque altro tipo di habitat. Sono stati pertanto maggiormente
attenzionati i campi a cereali.
E' risultato che le semine autunnali, avendo rimpiazzato, le semine primaverili
hanno contribuito ad abbassare la densità di coppie nel territorio.
Questa diminuzione di uccelli nidificanti, pare causata interamente dalla lunghezza
degli steli delle messi.
Più sono sviluppati in altezza, i campi seminati a cereali e meno coppie
sono presenti sul territorio. Le semine autunnali arrivano in primavera con
steli talmente alti da scoraggiare abbondanti nidificazioni col conseguente
crollo della densità di coppie che spostandosi in aree marginali hanno
meno fortuna riproduttiva.
Sono state controllate anche le semine primaverili; con la dimostrazione che
nei mesi iniziali si ha una maggiore presenza di coppie riproduttrici per diminuire
con l'avanzare dell'altezza degli steli. Vedi Fig.1.
E' per tali diminuzioni che è stata inclusa nella lista rossa (specie allertata - cali maggiori al 50% di popolazione nidificante negli ultimi 25 anni).
Riproduzione
In natura
A febbraio, nelle
zone di nidificazione, gli stormi cominciano a smembrarsi poco per volta: i
soggetti si scelgono e s'appaiano.
In marzo le coppie sono stabilizzate e formate. I maschi hanno preso possesso
del territorio e sono scelti dalle femmine in base ad un doppio gradimento (maschio
e territorio). La zona prediletta viene continuamente ispezionata con ampi voli.
Gli inseguimenti tra i soggetti accoppiati sono continui quasi a voler giocare,
diventano voli aggressivi verso i maschi che impudentemente sconfinano.
E' sempre la femmina a scegliere il posto dove costruire il nido, quasi costantemente
nascosto alla base di un ciuffo d'erba. Sistemazione, struttura e mimetismo
come per gli altri Alaudidi.
E' scelta una piccola depressione del terreno o scavata (con movimenti da bagno
di sabbia). La concavità in seguito è foderata con steli e fini
erbe fino a formare un bel nido di piacevole aspetto. In esso vengono deposte
da tre a cinque uova incubate per circa 11 giorni a seconda della temperatura
ambientale e delle più o meno ripetute uscite della chioccia. I piccoli,
come tutti gli appartenenti alla famiglia, abbandonano il nido a circa 10 giorni.
Stazionano nelle vicinanze ma incapaci ancora d'autonomo volo. E' il periodo
più vulnerabile. Nella prima settimana il cibo fornito ai pullus è
esclusivamente insettivoro. I piccoli svezzati restano in zona a pasturare assieme
agli altri nati da altre coppie.
L'aspettativa di vita, in natura, è di circa 8 anni.
In allevamento
Non si presenta difficile. La coppia si prepara per tempo. Le esperienze vissute riguardano o l'ampia voliera o la volieretta a fondo naturale (L. 1 mt. x H 1.80 x P 2.00). Resta da verificare l'ampio gabbione. Negli anni la coppia è fissa e duratura. Una femmina separata dal consorte, col quale in anni precedenti aveva prodotto fino a 15 uova tutte fertili, accoppiata ad altro maschio, ha deposto solo un uovo fecondo e tutte le altre chiare, ma non per pessima capacità riproduttiva del nuovo compagno bensi perché "sentiva" senza vederlo il vecchio "partner" nella voliera accanto.
Già ai
primi di marzo il maschio inizia a far sentire meglio la sua voce potente. La
femmina ancora preferisce perdere tempo. E' ai primi d'Aprile che il maschio
percepisce la recettività della femmina. La mimica aumenta, lo stimolo
anche.
La parata dell'Allodola, mai descritta in precedenza, consta di diverse fasi
non eccessivamente complesse e spettacolari ma sempre tipiche e interessanti.
Analizzare le parate nuziali e il complesso esibizionismo rituale può
essere d'aiuto allo studio dell'evoluzione. Cercare il significato intimo e
la derivazione etologica che ha portato all'evolversi di un tipico comportamento,
può contribuire a dare risposta alla vicinanza di parentela evolutiva.
Verdone e Verzellino sono vicini parenti anche per la parata nuziale; Allodola
comune e Allodola cappellaccia sono simili e vicini evolutivamente parlando
oltre nell'abito anche negli atteggiamenti per la formazione di coppia e di
parata.
Si potrebbe al riguardo analizzare, più compiutamente, anche un semplice
movimento che si discosta dalla specie vicina per cercare di capire il motivo
che l'ha generato e fatto evolvere. Fra Allodola e Cappellaccia sta avvenendo
(nel movimento d'ala), ne parleremo in seguito.
Bene. Nell'Allodola, in ampia voliera, si verificano i seguenti passaggi. A
terra il maschio in pieno canto cerca di attirare l'attenzione della femmina.
In seguito alza le piume della testa e quelle pettorali. La tipica mimica, continua
con dei ripetuti giri completi a 360°, altre volte a 180° o più,
sempre molto vicino alla femmina e con una sola ala aperta, quella distale alla
compagna. E' incantevole osservare il maschio che gira attorno alla sua femmina
ora d'un verso ora al contrario aprendo ora l'ala destra ora la sinistra secondo
la posizione assunta nei riguardi della femmina. Come un torero attorno al toro,
con drappo orizzontale anziché verticale.
Chissà quali stimoli evolutivi, nel tempo hanno portato la necessità
di queste movenze che non sempre si chiudono col premio della copula.
Danze di pellerossa prese a prestito dagli uccelli delle praterie nordamericane se ne conoscono diverse, chissà se qualche ballo spagnolo o la stessa mimica del toreador è stata copiata dalla parata dell'Allodola.
Anche in allevamento,
depone sempre da tre a cinque uova. Simili per dimensioni e colorazioni a quelle
della Cappellaccia. Schiudono come in natura in capo a 11 giorni e i piccoli
abbandonano il nido, ancora incapaci di volare, a circa 10 giorni.
In questa fase di primo abbandono del nido, bisogna fare molta attenzione: entrando
in voliera il primo colpo d'occhio va dato al nido contenente le giovani Allodole,
se esso risulta vuoto, ormai abbandonato, ogni passo deve essere attentamente
controllato per evitare che i piccoli, appena usciti, acquattati e immobili
possano essere addirittura calpestati.
L'atavico comportamento impone ai piccoli appena usciti di mimetizzarsi con
l'ambiente circostante, sparpagliati ed immobili al primo segno di pericolo.
Solo i genitori, a chiamata, riescono a smuoverli per l'imbeccata, da questa
assoluta immobilità.
Dalla nascita fino al periodo di permanenza al nido, il cibo offerto ai genitori deve essere obbligatoriamente insettivoro e composto di prede vive "ad libidum".
Essendosi riscontrati casi di leggero rachitismo sono state fatte diverse prove alimentari. I piccoli nutriti con cibo vivo intinto o spruzzato con olio di fegato di merluzzo hanno superato abbondantemente la prova alimentare dimostrandosi in piena salute e anche all'apparenza migliori e più efficienti rispetto a nidiate nutrite senza quest'accorgimento.
Maggiori risultati numerici si ottengono togliendo i piccoli al 6° giorno per alimentarli a mano, con la solita alimentazione già divulgata in precedenti scritti. In tal modo è facile ottenere da una coppia riproduttrice fino a 15 novelli. In caso contrario si può verificare l'ottenimento di una semplice unica covata.
Alla mostre ornitologiche risulta totalmente assente. Per tale disinteresse non ha uno standard specifico. In selezione, per via delle molteplici dimensioni corporee dei soggetti visionati certamente avranno la meglio, i soggetti di maggior taglia. "As large as" dicono gli Inglesi, quanto più grandi possibili. E' per tale motivo che pur dovendosi anellare con anello "B" (mm. 2.9) sarebbe da preferire l'anello "C" (mm. 3.4) anche se quest'ultimo risulta essere un po' largo.
E' presente invece
nelle sagre del Nord Italia dove svariati esemplari si cimentano oltre che in
esposizione anche in competizione canora. E' evidente l'influsso venatorio.
I soggetti in canto, i migliori hanno nomi di fantasia. I proprietari li vorrebbero
sempre in melodia, una semplice pausa, stona; l'attesa è interminabile,
li incitano anche con gli occhi, sembra dicano: "canta ancora
Sam"
!
Mutazioni
Già in altri scritti è stato detto che l'unica mutazione ad oggi apparsa in allevamento è la Bruna. Effettivamente, si sono visti diversi soggetti con piumaggi leggermente differenti dalla norma, ma le variazioni cromatiche erano di tale lieve entità da non potersi catalogare fra le canoniche mutazioni conosciute. In una specie ad ampio areale le variazioni di colorazioni dipendono anche dalla umidità dell'ambiente frequentato. E' scientificamente provato.
Restiamo in attesa
di vederne nuove. Per il momento godiamoci la splendida mutazione bruna, sotto
controllo, con varie coppie nell'allevamento dell'amico Alfio Fiorello.
Sebastiano Paternò
Bibliografia: Sull'ali dorate, va' pensiero! - "I.O." - Anno 2002
- Sebastiano Paternò
N.1:
Foto Allodola bruna allegata - Allevamento Alfio Fiorello - Foto Peter Otten.
Fig. 1:
in
ascissa le coppie per ettaro, in ordinata l'altezza dello stelo. I quadratini
rappresentano la media bisettimanale di due stagioni riproduttive. Ogni media,
calcolata in un gran numero d'ambienti coltivati.
Fonte: RSPB - Conservation Science 2001.
Lavoro licenziato per "Alcedo - Ornitologia e Natura" - Marzo 2004 con n.1 foto - n.1 Grafico
Pubblicato su "Alcedo - Ornitologia e Natura" - N.4 - Luglio-Agosto 2004