ILLUMINARE L’ALBA

Spiando Monticola saxatilis, dal primo mattino.

All’ inizio.

Allorquando il buio cede ai primi chiarori, quando l’aurora comincia ad avere il sopravvento sulle tenebre, quando ad oriente inizia a percepirsi l’avvento del nuovo giorno, fra i primi, a mettersi in movimento e a farsi sentire, vi sono i Turdidi.

Se ci si trova in un bosco, o in alta montagna, al piano o in riva ad un fiume, e’ possibile udire i soggetti presenti in zona. E’ cosi’ sara’ facile ascoltare, ancora a buio fitto, la sonora "sghignazzata" del Merlo o i versi di contatto dello Stiaccino o lo "scampanellio" del Pettirosso o ancora l’aspro segnale d’allarme dell’Usignolo. Se poi si e’ in periodo primaverile comincia il concerto. Tutti si mettono in movimento, non c’e’ la malinconia del tramonto coi tanti litigi per il posto da occupare, c’e’ la fine di una notte appena trascorsa, c’e’ una nuova alba, un nuovo giorno che sta arrivando.

In voliera la stessa scena si ripete. All’alba tutto riprende. Normalmente. Tutto sembra più radioso, gli uccelli si preparano alla nuova giornata; ogni alba ha una propria luminosita’, se poi si ha la fortuna di possedere il Codirossone, che alla sua prima comparsa mattutina, appare dal nascondiglio notturno, sembra che l’alba di per se’ luminosa, si accenda e si illumini ancora di più.

Fra i Turdidi di media taglia, fuor di dubbio, e’ il più vistoso ed il più raro: per i suoi quattro colori, nettamente distribuiti (azzurro, nero, bianco, rosso), e perche’ poco numeroso in natura e poco allevato in domesticita’ (per mancanza di soggetti).

Come tutti gli appartenenti alla Famiglia, anche il Codirossone si presenta perennemente molto attento e in movimento, e con comportamenti dettati da uno "psichismo maggiormente evoluto" (quanta differenza fra un imbambolato columbide ed un impertinente turdide!).

Trattando del Codirossone, entriamo nel genere Monticola. In Europa solo due specie vi appartengono, entrambe dal comportamento interessante e dal piacevole aspetto, ancora filogeneticamente molto vicine ed affini, per vari comportamenti similari:

Monticola saxatilis (Linnaeus, 1766) - Codirossone;

Monticola solitarius (Linnaeus, 1758) - Passero solitario.

Queste somiglianze comportamentali si sono grandemente complicate, dopo che la cladistica (che definisce il modello della ramificazione per un insieme di specie affini sulla base della determinazione di caratteri derivati comuni) "lavora col solo ordine della ramificazione escludendo rigorosamente ogni altra nozione di somiglianza".

Del Monticola solitarius abbiamo gia’ relativamente scritto (Azzurro come il cielo – Italia ornitologica, Gennaio 2001). Tocca adesso al saxatilis l’onore della cronaca.

In natura si nota poco, anche per il fatto che bisogna ricercarlo in particolari ambienti e a quote più alte rispetto al consimile (congenerico) solitarius.

Nel Codirossone i sessi sono simili, nel periodo eclissale; vestono un abito dimesso ma piacevole, dagli abbondanti toni bruno-rossicci. La coda, sempre in movimento e dal caratteristico colore (tutto l’anno rosso ruggine), da’ il nome italiano all’uccello. Sempre la coda si presenta molto corta e ad ali chiuse, le remiganti vanno quasi, se non per una decina di mm. a toccare la punta delle timoniere. Si presenta pertanto più tozzo rispetto al Passero solitario e la differenza sta principalmente nella lunghezza della coda. Misura in totale circa cm.19.

Possono svernare assieme diversi individui anche se e’ consigliabile (con insettivori), separare i soggetti alla fine della stagione riproduttiva.

Mutano molto presto (in natura sono migratori). Gia’ alla fine di giugno, quando la temperatura sale e il sole picchia si cominciano a notare a terra, posti su un fianco con ali, coda e becco aperti (apparentemente sofferenti) e coi muscoli epiteliali tutti contratti a favorire il rizzarsi di tutte le penne. E’ il bagno di sole, certamente collegato a favorire l’inizio della muta e lo stacco delle penne.

Il maschio, nonostante il piumaggio eclissale, riesce sempre a non nascondere un po di maggior colore rosso sui bassi fianchi e, caratteristica solo maschile, un ciuffo di piume bianche sul basso groppone, anche al primo inverno.

E’ una specie che allevo da tanto tempo. In questi ultimi anni sto limitandomi con una sola coppia.

Quest’anno ho tentato d’ottenere qualche ibrido, senza successo. Solo un uovo, non fecondo, da una femmina di Passero solitario x maschio Codirossone e proprio nulla da un accoppiamento all’incontrario (maschio Passero solitario x femmina Codirossone).

Alimentazione.

L’inverno e’ passato con pochi problemi; soffre il freddo, ma gli inverni siciliani ne permettono lo sverno anche in voliera esterna e perfino ad altitudini ragguardevoli (1.000 mt s.l.m.). A mio avviso temperature gia’ a 8’ – 9’, lo mettono in condizioni di sofferenza, ancora inferiori e prolungate, da evitare assolutamente.

Si nutre facilmente con pellettato nero e mangime per pulcini primo periodo (se abituato). Apprezza il pastone dei canarini ammorbidito con uova sode, pezzettini di frutta e abbondantemente vitaminizzato (una volta a settimana). Pochi esemplari di prede vive, pezzettini di carne magra (rossa e bianca), cuore di vitello, completano la dieta.

Allevamento.

Nelle mie ampie voliere do una scaletta di priorita’ alle specie conviventi. Nell’assortire i soggetti tengo in grande considerazione il risultato finale che mi prefiggo. Alcune coppie possono disturbare ma non essere disturbate. Ad esempio se una coppia di Tortore diamante dopo parecchi impegni, vede andare in malora il frutto del proprio accoppiamento e si vede mancare i pulli appena nati ad opera dei Codirossoni, non ne faccio un dramma. E’ tenuto in considerazione che puo’ succedere.

Quindi specie prioritarie (nella riuscita della riproduzione) e specie secondarie, terziarie, ecc., il tutto dipendente dalle dimensioni della voliera. Dimensioni 5 x 5 x 5 permettono di accoppiare molte specie sussidiarie (nella quantita’ si ottiene sempre qualcosa di buono) anche aiutandosi col prelievo di uova da passare sotto solerti canarine. Più che una perdita di tempo diventa un impegno di tempo. I programmi computerizzati saranno indispensabili nella ricerca dei nuovi nati, diligentemente archiviati.

E’ ovvio che nella voliera dei Codirossoni, fra tante coppie di diverse specie presenti, le attenzioni maggiori non saranno certo rivolte al nido di Verzellini, per quanto bello, bensì indirizzate al vicino orciolo, appositamente rotto, che la femmina del Codirossone sta visitando ripetutamente con intenzioni nidificatorie. Tutte le precauzioni quindi per la specie principale.

E se in quel nido di fringillide, qualche pullus, appena nato subito scomparira’, vorra’ dire che il Codirossone ne ha combinata un’altra delle sue e quel piccolo sparito, che nel disegno evolutivo doveva diventare un superbo esemplare di Verzellino si trasformera’ in una miserabile e maleodorante "fatta di feci". Cosi e’ la vita, pardon, la morte.

Il bello comincia a Gennaio. L’abito dimesso viene poco per volta cambiato. Per entrambi i sessi inizia una vera e propria muta. Il maschio, in maniera più vistosa, inizia a far vedere, dai fianchi, un caldo e piacevole colore rosso-arancio carico che interessera’ tutte le parti inferiori.

La muta si completa alla fine di marzo – primi di aprile con in ultimo la testa che diventa di un raro e pieno azzurro molto caratteristico. Le remiganti nere e le timoniere rosso-ruggine non sono interessate da questa muta pre-nuziale. La femmina, sempre mimetica e dimessa, ripresenta il solito piumaggio dai toni bruni uniformi identico a quello d’eclisse ma più luminoso. Dai primi di marzo si comincia a sentire il canto flautato del maschio simile a quello del Passero solitario ma meno pregiato e con le melodie più corte.

Col canto spiegato inizia la breve stagione riproduttiva. Se la coppia ha svernato assieme puo’ benissimo continuare a restare unita, se invece i soggetti hanno vissuto separatamente e’ necessario misurare il grado di affiatamento col solito sistema: prima viene inserito il maschio perche’ prenda possesso del territorio, dopo viene fatta vedere la femmina, confinata in una gabbia, per uno o due giorni, successivamente liberata se il maschio dimostra di gradirla e non manifesta alcuna aggressivita’.

Pur se la coppia s’evidenzia affiatata e tranquilla i giorni scorrono e costantemente e’ solo verso la fine di maggio che la fase riproduttiva entra nel vivo.

E’ la parata nuziale che ne suggella l’avvio. Si deve comunque essere molto fortunati (e presenti) per assistere all’esibizione.

Dura un paio di minuti. E’ estremamente spettacolare e molto difficile da descrivere. Inizia col maschio che vola in una caratteristica e curiosa maniera, spostandosi da un lato all’altro della voliera, col piumaggio attillatissimo. La prima volta che assistetti, istintivamente guardai in alto, aspettandomi di vedere un predatore che impauriva il maschio, invece stava iniziando la parata, era il preludio.

Cosi’ dopo circa quindici secondi di questi lunghi e nervosi voli si ferma sullo stesso posatoio dove staziona la femmina, che non ha mai permesso prima un cosi’ eccessivo accostamento. E’ proprio a questo punto, che abbassa le ali, evidenzia al massimo la macchia bianca del groppone, apre la coda arcuandola, alza verticalmente il becco, la testa e il collo e inizia un movimento serpentiforme oscillando (testa e collo - in pratica la parte azzurra) a destra e a sinistra ed emettendo, a becco aperto, un sottocanto udibile solo a pochi metri di distanza (dedicato solo alla sua femmina). Nel frattempo a piccoli passetti laterali, un po’ accovacciato sul posatoio, si avvicina sempre più alla femmina, che prima immobile ed in estasi, poi avvicinandosi anch’essa, verso il maschio, a becco aperto e testa all’insu’, come calamitata, attende di essere coperta. Un quadro indimenticabile, prima o poi da filmare.

Ripensando la scena, il maschio aveva la stessa silhouette del Gallo cedrone in parata.

Il nido.

Solo la femmina s’interessa alla costruzione del nido, col maschio intento solo a seguirla ed a osservare. Quasi sempre viene posto in penombra e quanto detto precedentemente per il Passero solitario vale anche per questa specie.

Le uova deposte, da tre a cinque, sono identiche (appena più chiare) a quelle del solitarius. I piccoli schiudono in capo a circa 15 – 17 gg e sono di un colorito rosa pallido quasi nudi per mancanza di piumino. Sin dal primo giorno anche il maschio partecipa all’imbeccata. Si sono dimostrati sempre genitori solerti, almeno fino all’inanellamento. Con questa specie uso tingere con un pennarello di colore viola gli anellini (pare che gli uccelli non vedano il violetto) per evitare perdite dovute a eccessi di zelo nella pulizia del nido da corpi estranei, con piccoli gettati fuori assieme all’anellino che cercano di rimuovere.

I genitori, prima di arrivare al nido, hanno come dei passaggi obbligati da effettuare. Se si prende nota dei punti toccati (due – tre) prima dell’accesso al nido, questi si ripetono, sempre gli stessi, come in un rito da eseguire. Anche in natura, sicuramente, prima di arrivare al nido, si ha un attento controllo del territorio, con queste piccole soste, per osservare e verificare se attorno regna la quiete.

Alla nascita e’ indispensabile il cibo vivo: bigattini a volonta’, camole del miele (il mattino e il primo pomeriggio), e abbondanti tarme della farina.

E’ interessante il modo di fornire l’imbeccata. Dopo i primi giorni, quando i piccoli cominciano a chiedere più cibo, i genitori fanno incetta (cinque-sei – per volta) di camole del miele, che vengono disposte "a palizzata" trasversalmente nel becco, quindi forniscono ai piccoli, un verme per volta, che viene mollato con un colpo di lingua e cosi a giro a tutta la nidiata.

E’ necessario denunziare le nascite alla locale Ripartizione Faunistico-venatoria. Vanno anellati con anello "D" – diametro interno mm.4 (calza largo). Verso il 7’ – 9’ giorno (si possono ancora anellare) preferisco prelevare i piccoli per continuare l’allevamento a mano. Crescono bene e senza problemi, col solito cibo gia’ tante volte specificato in precedenti articoli; si svezzano in capo ad una trentina di giorni.

I giovani rassomigliano alla femmina e considerato che molti giovani maschi non assumono il piumaggio nuziale al primo anno, per evitare dubbi, uso spiumare il groppone a tutti i nati d’annata; solo ai maschi ricrescera’ la macchia bianca, indice di sessaggio certo e sicuro.

Non tutte le femmine sono pronte alla riproduzione al primo anno a differenza dei maschi che possono bene riprodursi anche senza avere in molti casi assunto il pieno piumaggio nuziale, segno che la vera maturita’ avviene al compimento del secondo anno di eta’.

I genitori non fanno in tempo ad iniziare una nuova seconda costruzione del nido che quasi immancabilmente vengono impediti e bloccati dal sopraggiungere della muta del piumaggio. In molti casi la costruzione viene piano piano interrotta dopo le prime iniziali fasi. Palesemente si nota che gli uccelli a poco a poco "si spengono".

Nell’allevare a mano i piccoli bisogna fare molta attenzione a non "imprintarli" eccessivamente, in caso contrario non saranno buoni per la riproduzione.

Ho avuto una femmina che mentre covava, a due metri dal suolo, in una cassetta semiaperta per aringhe, si affacciava dal nido ed aspettava (ed accettava) la mia offerta di Camole. L’amico Salvo Da Campo da Motta S.Anastasia, nell’assistere ad una di queste offerte, ne’ resto meravigliato (conosceva pero’ il fenomeno). L’allevatore veniva visto come co-partner. Questo stadio labile di "imprinting" non deve essere superato; al di la’, come partner (e non co-partner), si avra’ una condizione di non ritorno, una irreversibilita’ verso una normale fase riproduttiva. Insistere con uccelli eccessivamente "imprintati" sara’ solo perdita di tempo, non si riconosceranno nella specie!

La continua vista ed osservazione di uccelli dal piumaggio vistoso e colorato puo’ creare addirittura assuefazione ed alla lunga si puo’ provare stanchezza a vedere sempre gli stessi soliti colori (nei Goulds avviene!), ma anche in questo il Codirossone si salva, giacche’ dopo la muta pre-nuziale non si fa in tempo a provare stanchezza per quei colori che dopo pochi mesi subentrando l’altra muta ci appare un altro uccello con un abito diverso e cosi’ per ben due volte l’anno lo stesso uccello si presenta prima per la festa dopo per la sosta; nell’attesa di rivestirsi per una nuova festa.

Un piumaggio rincorre l’altro. Come l’aurora rincorre, squarciandole, le tenebre. Come l’alba di una nuova Rivista, con nuove conoscenze e nuovo sapere, rincorre l’ignoranza.

Al crepuscolo.

Alla fine, sulle tegole, all’interno della voliera, ricompare il Codirossone, in tutta la sua magnificenza.

Peccato che la giornata volga al termine. E’ stata veramente breve come lo sara’ anche la stagione.

Non era proprio il caso di scomodare Quasimodo, nel centenario della sua nascita, ma anch’egli avrebbe ripetuto: "… ed e’ subito sera".

Domani e’ un altro giorno. L’eternita’ e’ ancora lontana.


Sebastiano Paterno’ - Licenziato Agosto 2001 con n.4 foto