Fra Storno nero e Storno comune, affinita o specificita?
Nei primi giorni di novembre, in Sicilia, quando la temperatura inizia a scendere, dopo lestate di S.Martino, di giorno, sotto i 22 20, cominciano a vedersi i primi arrivi dello Storno comune (Sturnus vulgaris Linnaeus, 1758). Le avanguardie arrivano a piccoli gruppi. Si notano subito, posati sui fili della luce, negli uliveti, al pascolo, in volo. Mancavano dai primi di marzo, certe volte dalla fine di febbraio.
Col passare dei giorni, i nuovi arrivi si sommano ai precedenti e gli uccelli diventano talmente numerosi che allimbrunire o nel tardo pomeriggio, i vari gruppi che hanno trascorso la giornata in una certa area, unendosi e indirizzandosi, per il rientro, ai luoghi notturni di riposo, diventano uno stormo talmente numeroso da formare migliaia e migliaia di individui.
Volano incredibilmente coordinati e come una immensa nuvola ondeggiante ed in rapido movimento, si allargano, si restringono, si spostano. Cambiano spesso direzione, senza motivo apparente e modificano il colore del gruppo a seconda dellincidenza della luce e/o dello spirare dei venti. E incredibile osservare come volino compatti senza urtarsi vicendevolmente e senza una precisa gerarchia. Sembra che provino piacere da quelle evoluzioni aeree.
Anche ludito entra in gioco e un immenso senso di stupore, coglie chi viene attirato, prima ancora che dalla vista, dal rumore prodotto da tante ali in movimento. E uno spettacolo indimenticabile! Rappresenta una delle meraviglie della natura!
Anche Dante, acuto osservatore, ne resto affascinato: "E come li Stornei ne portan lali nel freddo tempo a schiera larga e piena, quel fiato di qua, di la, di giu, di su li mena;" (Inferno V, 40-43).
Migratori per eccellenza; molte delle conoscenze scientifiche sullenigma delle migrazioni e sullorientamento sono venute proprio da accurati studi condotti sugli Storni comuni (Ruppell, 1935 Kramer, 1951 Perdeck, 1958).
A differenza delle migrazioni che hanno uno svolgimento direzionale nord/sud, gli spostamenti giornalieri, dai luoghi di riposo notturno a quelli di pastura, hanno un andamento mattutino est/ovest e viceversa al tramonto e possono coprire distanze ragguardevoli anche di diverse decine di chilometri.
Un po meno contenti (nel vederli arrivare) forse lo sono gli agricoltori. E un uccello onnivoro ed ha fama di prediligere le olive che vanno in maturazione e raccolta (in pianura) proprio nel periodo dei primi arrivi. Per tale motivo e stato oggetto di caccia intensa. In questi ultimi anni, per il fatto che gli Storni stiano sempre più smembrandosi, pare come risposta alleccessiva pressione venatoria dello sparare "sul mucchio", ne e stata vietata la caccia. La predilezione per le olive mature, in tanti casi, fa eccezione. Si sono visti alberi con abbondanti olive, trascurati per un intero inverno, pur con centinaia di Storni in zona. Evidentemente avevano di meglio di che nutrirsi.
Lascia il Sud a fine Febbraio, primi di Marzo. Essendo assente, da noi, nel periodo primaverile, non ne conosco la fase riproduttiva in natura, anche se per unannata (militare), sono riuscito ad osservarlo in autunno/inverno prima in Piemonte, poi in Friuli e per finire in primavera nel Veneto, a Treviso. Nellaeroporto di questa citta, ho avuto modo di vederlo allopera, negli ampi spazi a prateria, prima in atterraggio alla ricerca del cibo quindi in decollo con limbeccata per i piccoli.
In cattivita e poco gradito; nel meridione addirittura e quasi assente. In Sicilia solo uno o due allevatori lo apprezzano e senza eccessivo amore.
Eppure ho avuto modo di constatare come i popoli nordici lo allevino da parecchio prediligendo le diverse mutazioni di colore che nel tempo sono riusciti ad ottenere. Olandesi, Inglesi, Belgi, mi risulta si dedichino con molta passione a questuccello e durante il Mondiale di Zutphen ho verificato di persona quanta passione viene messa per la buona riuscita degli accoppiamenti. Ho conosciuto, nel sud dei Paesi Bassi, nel Limburgo precisamente, Mr. Peter Otten e i suoi Storni mutati. La collezione comprendeva, oltre gli Storni, tanti altri uccelli di medio/grossa taglia, quali Tordi, Merli, Gazze, ecc. con una vasta gamma di mutazioni, ospitati allinterno di spaziose voliere disposte a schiera in un ampio giardino. Un vano era adibito a stanza dallevamento per uccelli più delicati di piccola taglia nonche conteneva diverse incubatrici e contenitori riscaldati per lallevamento di Tarme, Buffalos, Grilli, Topi, ecc.. Molta cura era data alla preparazione di un complesso pastone per mettere gli uccelli nella giusta forma amorosa per la ormai prossima stagione riproduttiva. Era chiaro che ero in presenza di un grande allevatore; con una cultura superiore alla sua passione. Appropriate domande, mi permisero di scoprire che aveva insegnato Biologia. Era tutto dire.
Le vicendevoli conoscenze altresi migliorarono, quando ricambiando la mia visita, scese in Sicilia, con sua moglie Sarah, a visitare il mio allevamento e passare una settimana di vacanza, a fine ottobre, lontano dalle brume nordiche. Ho potuto pertanto capire che Olandesi, Belgi, Inglesi si dedicano allo Storno comune più di noi e mr. Peter Otten, apprezzandolo ancor di più e una indiscussa autorita.
Ma i Meridionali e gli Isolani non allevando lo Storno comune cosa gradiscono in alternativa? Cosa riempie le loro voliere?
Semplice!
Essi prediligono una "variazione sul tema": lo Storno nero (Sturnus unicolor Temminck, 1820).
In Europa, e presente soltanto in Sicilia, Sardegna e Spagna meridionale. Tutto lanno. Sedentario, quindi non migratore a differenza dello Storno comune. Ha circa cm.21 di lunghezza corporea e rispetto allo Storno comune sembra (anzi e) leggermente più grosso, occupa la stessa nicchia ecologica, sul terreno si nutre allo stesso modo rivoltando piccole pietre per scovare eventuali insetti nascosti facendo leva col becco che viene aperto a forbice in maniera molto caratteristica come a nessunaltra specie non ho mai visto fare, cammina con una tipica andatura da "piedi piatti". Segue le mandrie di mucche e altro bestiame di grossa mole sul dorso dei quali non e raro vederlo posato. Nidifica in buchi, su alberi e edifici, sotto le tegole, sia in coppie isolate, sia in piccole colonie formate da pochi individui (15-20) a seconda del posto scelto. Anche in volo, si vedono gruppi di pochi esemplari, molte volte vola solitario o accompagnato da uno o due consimili. In autunno/inverno nelle belle giornate di sole si vedono i membri di ogni colonia, giocare in ordine sparso, in cielo, per diverso tempo, disordinatamente e svogliatamente alla maniera dei Rondoni. Anche in citta, ambiente che predilige rispetto alla campagna, i gruppi non sono mai numerosi ma sempre a piccole colonie sparse su chiese, edifici storici, aree archeologiche. E caratteristico il canto, simile nelle strofe a quello dello Storno comune, con la differenza che viene chiuso quasi sempre con un fischio finale di tonalita più alta e percettibile da molto lontano. Questo fischio finale e diagnostico per il riconoscimento della specie e si sente (solo questo) anche a distanze considerevoli.
Entrambi i sessi cantano, tutto lanno.
Lo Storno nero si sta dimostrando specie vincente. E in continua espansione. Prima era confinato negli antichi borghi dellinterno dellIsola, negli ultimi decenni ha colonizzato pressocche tutte le citta anche quelle costiere. Le autostrade sospese, i viadotti, i ponti sui fiumi, rappresentano ideali posti per piccole colonie limitrofe e ne hanno favorito lincremento lineare. E possibile censire gli uccelli per la particolare abitudine che hanno di appollaiarsi, in fila, ai bordi delle autostrade a prendere il sole e cantare in tutti i periodi dellanno.
Al solito la voliera e lambiente ideale per poterlo attentamente studiare.
Ladulto, a muta ultimata, si presenta nero lucente su tutto il corpo e senza nessuna macchiettatura. I sessi sono simili (in piumaggio eclissale) ma nelle femmine si notano le reminganti secondarie appena percettibilmente velate di bruno e nel complesso con una minore lucentezza su tutto il corpo inoltre hanno un non sempre visibile alone bruno nelliride. Anche lesperto ha pero bisogno di soffermarsi per poter dire con certezza di che trattasi. Il becco e nero.
Le cose cambiano e le difficolta diminuiscono dalla fine di dicembre, allorquando il becco, comincia a virare di colore diventando (entro i primi di marzo) giallo carico (un po aranciato) nelle femmine con la base di color carnicino e, nei maschi, giallo più chiaro (un po verdino) con la base bluastra. Questi ultimi inoltre hanno un colorito uniforme maggiormente splendente e con migliori riflessi verdi/purpurei su tutto il corpo nonche penne leggermente più lunghe e lanceolate su testa, petto e dorso (che rappresentano la peculiare caratteristica della specie). A sua volta il becco dei maschi (vecchi) ha lapice adunco, leggermente uncinato (nei giovani). Nel complesso un uccello molto bello a vedersi ancor più piacevole dello Storno comune. Laspetto complessivo, la mole, la lucentezza del piumaggio migliorano col passare degli anni.
E specie molto longeva, posseggo uccelli di otto anni, magnificamente in forma.
E fra i primi a nidificare, ma anche a smettere. Gia a fine Maggio la maggior parte delle coppie ha ultimato la fase riproduttiva, restano alcuni ritardatari forse per covate sostitutive.
Anche in voliera la norma e una sola covata. Togliendo i piccoli, si puo avere in molti casi anche una seconda deposizione. Sono coloniali, certe volte qualche maschio, meno combattivo, viene a mancare, per lirruenza di altri più battaglieri. Sono litigiosi, rumorosi, disordinati ma tanto accattivanti. Le coppie ogni anno, ai primi di aprile, si riformano con gli stessi partners. Nella fase del corteggiamento, il maschio non molla più la femmina; la segue passo, passo. La parata nuziale consiste nel perseguitarla in ogni movimento, specialmente a terra, cantando con le penne della gola che si muovono in maniera tipica e muovendo le ali con atteggiamento infantile. Per un animale coloniale e facilmente comprensibile il significato etologico di tale comportamento; in quella confusione e promiscuita e necessario non perdere docchio la compagna per essere certo di essere lunico depositario della trasmissione genetica.
E il maschio, a legame instaurato, a iniziare la costruzione del nido, trasportando ogni sorta di materiale grossolano e sostando allingresso del nido col chiaro invito verso la compagna ad entrarvi. E la femmina a ultimarlo con unimbottitura un po meno grossolana.
Le uova deposte sono generalmente quattro, di colorito verde/azzurro chiaro e misurano in media mm.30.9 X mm.21.8 (n=3); sono covate per circa 13 gg. dalla sola femmina.
Per il disordine che regna nella colonia, non e difficile trovare uova a terra (integre!), femmine con remiganti spezzate e che risalgono a fatica al nido lungo le pareti della voliera, essendo temporaneamente impossibilitate al volo e che continuano cionostante la cova..
Come nidi vanno bene tutti i vari tipi di cassette di dimensioni appropriate ma apprezza anche le piccole cassette per Goulds e con foro dingresso di appena cm.4.5 che a prima vista non dovrebbero permettere alluccello di entrarvi e invece lo Storno che sceglie tale tipo di nido viene visto infilarsi con estrema facilita!
Alla nascita i pullus hanno unapertura buccale sproporzionata e con la base (commessura buccale) addirittura fuoriuscente dal profilo della testa (vista dallalto). E talmente grande, per i primi 10-15 gg. da accogliere anche insetti di ragguardevole dimensione: grilli, locuste, ecc. Del resto quel tipo di becco spalancato ha un solo significato per i genitori: buttate giu e in fretta, tutto e gradito!
Proprio in questo periodo, a parita di eta e di sviluppo corporeo e possibile sessare i soggetti. I pullus che visivamente hanno unapertura buccale più ampia alla base (rima) risulteranno di sesso maschile. Per il momento, ancora non posso parlare di certezza scientifica ma di alta probabilita statistica.
Al 5 7 giorno vanno anellati con anello "D" (mm.4 di diamentro interno).
Nella confusione esistente, gli anelli posti ai giovani forse non vengono neanche notati. Non ho riscontrato casi di espulsione o tentativi di disinserimento.
Si svezzano in capo a una trentina di giorni. Si presentano con un primo piumaggio nero/bruno opaco fuligginoso. Alla prima muta, da fine luglio a settembre, diventano ancor più piacevoli e dallaspetto molto variabile da soggetto a soggetto. Cio e dovuto alla minuta macchiettatura che interessa il piumaggio giovanile del primo inverno. Alcuni ad esempio hanno un addensamento di macchie sul collo tale da formare un collarino chiaro molto bello a vedersi, altri invece presentano, al contrario, un diradamento delle stesse sulla testa e sul collo da evidenziare un effetto cromatico opposto al precedente, altri ancora hanno piccole macchiettature uniformente distribuite su tutto il corpo mentre i più belli, non necessariamente maschi, sono abbondantemente e totalmente neri fin dalla fase giovanile del piumaggio.
In sede di giudizio (sempre dei giovani), riterrei la fase scura (non macchiettata, di alcuni) del piumaggio maggiormente pregiata rispetto alle altre. A mio avviso rappresenta una evoluzione della cromia. LUccello sta andando "verso il nero".
Anche esperti Giudici internazionali e Allevatori di chiara fama (olandesi, belgi, inglesi) abbinando lidea che lo Storno e nero come chiaramente indicato dal suo nome e che si differenzia dallo Storno comune proprio per lassenza di macchie (gli Inglesi lo chiamano "Spottless starling" ovvero Storno senza/meno macchie), nel vedere, nei soggetti giovani, quelle piccole macchiettature possono essere tratti in inganno, considerandolo Comune o addirittura un Ibrido fra le due specie.
Quanto detto vale esclusivamente per il piumaggio del primo inverno perche non appena inizia gennaio ed il becco ha gia iniziato il viraggio di colore (dal nero al giallo) anche il piumaggio subisce una più intensa colorazione con la completa sparizione delle piccole macchie bianche. Esse non ricompariranno più. Solo alcune femmine adulte fanno notare una debole macchiettatura bruna sul dorso, appena percettibile.
Un buon soggetto attira sempre le attenzioni del Giudice il quale sara facilmente portato a
farlo vincere o a considerlo addirittura Campione Razza, mortificando altri soggetti, (Tordi mutati, Merli mutati, o altri soggetti mutati).
A parita di bellezza e di pregi, a mio avviso, dovrebbe senzaltro vincere il soggetto con dimostrata provenienza di lunga selezione captiva e di attenta riproduzione documentata e operata negli anni. Cosi fra soggetti parimenti interessanti deve vincere senza alcun dubbio il soggetto che esibisce "maggior fatica selettiva", maggior lavoro riproduttivo, tralasciando di far vincere, con le dovute attenzioni, quel soggetto, parimenti bello, che potrebbe essere frutto di semplice e fortuito allevamento allo stecco.
Spesso non e cosi.
Con le premesse di cui sopra viene da chiedersi: ma allora debbono vincere solo e soltanto i soggetti mutati? A parita di meriti, il soggetto mutato, in ornicultura, rappresenta un gradino superiore di complessita cromatica; geneticamente ha comportato un maggior lavoro selettivo, quindi dovrebbe vincere!
A questo punto, dopo aver accennato alle osservazioni naturalistiche e allallevamento, e venuto il momento di porci alcune domande prettamente scientifiche.
Lo Storno nero e lo Storno comune rappresentano:
una sola specie?
una superspecie (specie sistematica o specie collettiva)?
due specie distinte
(specie elementari)?
E necessario, preliminarmente, dare la definizione di specie, quale intesa in Zoologia. "Comunemente consideriamo come appartenenti alla medesima specie individui che fecondandosi luno con laltro danno progenie indefinitamente feconda" (Colosi, 1967). Definizione ripresa e molto simile a quella data da John Ray nel diciassettesimo secolo.
Con questo criterio siamo in presenza di ununica specie, poiche i giovani nati da padre Storno comune x madre Storno nero si sono dimostrati fertili.
Ma cio non basta, lidioplasma specifico (o plasma proprio della specie) e la sostanza per cui due differenti specie differiscono gia tra di loro allo stato di cellula germinale (ovo e spermatozoo). E sotto questaltro punto di vista si perviene alla conclusione di due specie distinte: da Storni neri nascono sempre e ripetutamente solo Storni neri.
Adesso le argomentazioni potrebbero diventare sempre più complesse e per abbreviare e semplificare ritengo di poter dire che ci troviamo di fronte ad ununica Specie che sotto i nostri occhi si sta sempre più evolvendo separandosi in due distinte specie linneane. In pratica stiamo assistendo, siamo spettatori, della nascita e dellevolversi di una nuova specie.
La specie originaria risulta essere la vulgaris dalla quale si sta separando sempre più la unicolor.
Argomenti a favore di questa tesi:
la Ontogenesi ricapitola la Filogenesi; le macchiettature nel primo piumaggio giovanile in unicolor rappresentano un ricordo genetico di derivazione dalla specie vulgaris fittamente macchiettata; quindi un atavico chiaro ricordo non del tutto dimenticato; e questo il motivo che prima mi ha fatto dire che la specie derivata va sempre più "verso il nero", col tempo (secolare) anche i giovani unicolor non presenteranno più tracce di macchie;
perdita dellistinto migratorio in unicolor, con conseguente separazione delle due popolazioni. Le due specie si separano ai primi di marzo. Lo Storno nero resta in Sicilia, lo Storno comune migra e va a Nord;
isolamento riproduttivo
come conseguenza della separazione delle due popolazioni. Lo Storno nero ancorandosi
tutto lanno al medesimo territorio e restandovi da solo si riproduce in
isolamento. Cio sta facilitando la separazione dei due patrimoni genetici
diversificandoli e allontanandoli sempre più dalla medesima unica specie
di partenza.
Cosi si stanno vestendo, si stanno muovendo, stanno cantando sempre più diversamente.
In definitiva ed in conclusione gia, a tutti gli effetti, due specie distinte e separate.
Sebastiano Paterno - Licenziato dicembre 2000 con n. 5 foto
Pubblicato su ITALIA ORNITOLOGICA N. 2 Febbraio 2001 Edizioni FOI Diritti riservati