PICCOLO, NERO/SPORCO E AGGRESSIVO

UN MERIDIONALE DI PRESTIGIO

Nell’intimità con Phoenicurus ochruros (S.G.Gmelin, 1774).

Introduzione

Difficilmente uno studioso del genere Phoenicurus può pervenire alla catalogazione completa degli appartenenti a tale raggruppamento. Non è facile. Sono così tanti e cosmopoliti che diventa:

- difficoltosa la ricerca, anche semplicemente in pelle,  presso i vari Musei Ornitologici;

- improponibile o quasi lo studio dei molti esemplari simili classificati tante volte in maniera diversa dai numerosi cultori di tassonomia;

- impossibile la collezione completa in carne (se non a tematici Bird-gardens).

 

Ho avuto con un esperto olandese un amichevole scambio di vedute circa la specie d’appartenenza di un Codirosso presente nelle sue voliere. Lo aveva ospitato da poco, e mentre eravamo al telefono,  per altri argomenti, accennava all’uccello come appartenere ad una tale specie e nel mentre menzionava una certa taglia. Alla mia precisazione che quelle dimensioni erano diagnostiche e propendevano per l’appartenenza ad un’altra specie, cadeva dalle nuvole e nonostante facesse plurime ricerche non trovava nulla al riguardo pur sfogliando innumerevoli trattati di ornitologia. La specie da me menzionata non riusciva a trovarla da nessuna parte e quindi concludeva sulla bontà delle sue affermazioni. Solo dopo diversi mesi mi dava ragione; finalmente aveva trovato quel nome da me menzionato. Nella fattispecie la diatriba verteva sul Codirosso di Guldenstadt. Restai comunque meravigliato perché conoscevo la sua ben fornita biblioteca ed il suo modo scientifico di operare.

Quanto detto per ribadire quanto sia difficile trattare di Codirossi. Nei suoi trattati d’Ornitologia quel Codirosso era relegato in un angolino di una certa pagina, succintamente indicato; quasi sconosciuto con quel giusto nome,  menzionato  con diversi altri nominativi.

Ma noi, questa volta, non andremo nel difficile, tratteremo della specie più comune, almeno nel meridione. Analizzeremo alcune abitudini del comune Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros).   

 

Classificazione

Quanto a parentele evolutive e comportamentali siamo molto vicini a Pettirossi (Erithacus) e Usignoli (Luscinia) di cui avremo modo, specificatamente, di trattare in seguito. Senza entrare in merito a complesse ricerche e valutazioni scientifiche, semplicisticamente si può dire che sono le movenze che ci aiutano a capire la similarità dei soggetti.

I Pettirossi muovono tutto il corpo con caratteristici inchini, e finali esibizioni pettorali;

i Codirossi muovono meno il corpo (ancora inchinandolo) e maggiormente la coda;

gli Usignoli non muovono più il corpo, molleggiano ritmicamente  sulle sole zampe.

Un altro ramo evolutivo s’è diversificato (per dimensioni e prede) nel genere Monticola, etologicamente poco diversificati.

 

Sono così strettamente simili ed imparentati che litigano come fossero “intraspecifici” e da non poter convivere assieme. Sembrano appartenere alla stessa specie, per aggressività e territorialismo. 

In ogni caso occupano nel contesto ambientale, nicchie diverse e possono trovarsi nello stesso territorio senza essere in competizione alimentare e insistere o nel fitto sottobosco (Usignoli), o fra la bassa vegetazione arborea (Pettirossi) o anche prediligendo rocce e ambienti con poco verde (Codirossi) idem ma ricercando prede di dimensioni maggiori a quote basse (Passeri solitari) o infine stesse prede ma a quote ben più alte (Codirossoni). 

Per lo studioso, il genere Phoenicurus si presenta abbastanza uniforme. Morfologicamente sono facili da analizzare e tutti molto simili d’aspetto. Al primo contatto visivo, anche a non averli mai visti prima, sarà facile diagnosticare e condividere che trattasi di Codirossi.

La coda tremula, sempre di colore rosso-mattone, il becco fine e proporzionato, gli occhi grossi e ben centrati, il canto non pregiato, la taglia sempre compresa fra cm. 12 nel rappresentante più piccolo (Phoenicurus mossieri – Codirosso algerino) e cm. 17,5 in quello più grande (Phoenicurus erythrogaster – Codirosso di Guldenstadt), rappresentano caratteri diagnostici iniziali di grande aiuto; nei casi difficili bisogna aprire i manuali d’ornitologia più aggiornati.

 

In natura.

Nel nostro meridione il più comune è il Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros). Tutto l’anno presente, abbondante e nidificante.

Dagli anni cinquanta del secolo scorso, si assiste ad un costante aumento numerico dei soggetti stazionanti segno che sta vivendo un periodo di fortuna riproduttiva. La Specie sta allargando il proprio areale e risulta sempre più presente a settentrione in aree dove fino a poco tempo addietro era impensabile vederlo non solo presente ma in fase riproduttiva. In Inghilterra, nella Francia del Nord, in Germania risulta essere sempre più presente e numeroso.

Anche in Sicilia è in costante aumento numerico. Fino a qualche trentennio addietro si avvicendava col Pettirosso; quest’ultimo, in inverno sostituiva il Codirosso spazzacamino nidificante ed estivo. In questi ultimi periodi si assiste alla presenza annuale di entrambe le specie (per il Pettirosso saremo più chiari prossimamente).

 

Caratterialmente è da considerare un piccolo Passero solitario. Ne condivide tante caratteristiche.  

Frequenta gli stessi ambienti, apprezza nidificare negli stessi identici posti, predilige al verde degli alberi i manufatti e le rocce. Le due specie però convivono benissimo e non entrano in competizione non essendo in concorrenza alimentare nella ricerca di cibo diversamente dimensionato.

 

In Natura

Da personali osservazioni s’è constatato che la coppia, resta unita per tutto l’anno. Nel periodo invernale, non nel senso stretto della parola. Stazionano nello stesso territorio controllandosi a distanza. Sporadicamente qualche svolazzo ravvicinato e mirato, quasi d’aggressione, schivato dall’altro all’ultimo momento. E il gioco continua fino a marzo, allorquando questi svolazzi si ripetono maggiormente e invece della schivata c’è la partecipazione a quelli che sembrano “disegni in aria”. Impegnano più tempo a svolazzare assieme disegnando in aria curiosi “8” per poi riposarsi e ricominciare. Non ho assistito alla parata nuziale ma questa certamente viene, a femmina recettiva,  dopo questi giochi d’ala.

Si riproduce principalmente nei mesi di aprile-maggio-giugno con due covate (una terza eventualmente di sostituzione).

E’ molto eclettico nella ricerca dei posti dove sistemare il nido: in una cassetta postale, in un grosso ed arrugginito bidone abbandonato, fra le lamiere di un vecchio autocarro in disuso, su una mensola al semibuio di un rustico di campagna e in tanti altri posti a prima vista impensabili ma sempre difficilmente accessibili.

E come per i casi anomali riportati in letteratura per il Pettirosso, anche il nostro Codirosso spazzacamino non è da meno. Un mio vicino, in una residenza estiva, utilizzata da giugno a settembre, m’informava di aver trovato all’interno di un sacco di plastica (da concime chimico) riempito con terra vegetale da utilizzare all’occorrenza, posto da alcuni mesi nel vialetto d’ingresso, un nido di Codirossi. Essendo venuto il momento di procedere allo spostamento del sacco si accorgeva che una femmina di Codirosso spazzamino aveva deciso di porre lì un bel nido con cinque uova. Accortosi della fuga della femmina e del danno che stava causando, senza manomettere nulla, spostò il sacco diversi metri più avanti per necessità di posto macchina. La femmina imperterrita ricominciò a covare riappropriandosi del nido e delle uova. Una seconda necessità di lavori in corso, causarono un secondo spostamento del sacco di diversi metri ulteriori. E la femmina non risentì neanche questa seconda volta del disturbo. Per essere brevi il sacco fu spostato ancora una terza volta, a questo punto con i piccoli già nati  da pochi giorni e la  femmina continuò ancora fino allo svezzamento.

A mia conoscenza, non si era mai verificato che una femmina avesse tanto attaccamento, non dico ai piccoli, ma alle uova, da accettare queste azioni di disturbo!

Il nido ha una grossolana base rozza e larga con una concavità a steli fini tali da contenere da tre a cinque uova bianco-rosate, che diventano gessose con l’avanzare dei giorni d’incubazione.

Schiudono in capo a 12/13 gg. ed i pulli si presentano a epidermide rosea e piumino nero fuligginoso. Crescono velocemente e l’apertura buccale, come in tutti gli insettivori, è ampia da poter ricevere prede anche di  modeste dimensioni.

La coppia in questa fase è molto guardinga e basta un piccolo segnale di pericolo per attivare tutto un comportamento caratteristico a vigilare, segnalare e attendere l’allontanamento del pericolo.

 

In domesticità.  

In voliera si riproduce abbastanza facilmente. Come in tutti gli insettivori poco comuni, la fase riproduttiva è volta all’acquisizione di nuove metodiche ed esperienze  e sono  in continua evoluzione. In maggio-giugno è possibile avere due covate. Costantemente i nidi preferiti sono del tipo a cassetta frontalmente semiaperta per Gould. Il materiale fornito per la costruzione del nido può essere il più vario e di facile reperimento come erba secca, sfilacci di iuta, peli animali, mentre non sembrano graditi piume e cotone. Non appena si scatena la necessità fisiologica della costruzione del nido,  la  femmina da timida ed introversa diviene di colpo frenetica e frettolosa. Rispetto alle dimensioni della cassetta nido, il materiale raccolto  e trasportato è tanto abbondante da riempire quasi fino a tetto il contenitore e l’ampia apertura programmata viene ristretta fino a lasciare un piccolo, quasi stentato ingresso.

L’arrivo al nido non avviene con volo dritto e lineare ma poco prima d’arrivare al nido, attua una manovra ingannatrice: il breve volo da dritto vira improvvisamente e prima d’entrare velocissima attua una virata disegnando come una  “S”. L’incubazione dura 12/13 gg. anche in ambiente sereno e controllato. La femmina cova diligentemente e l’ingresso in voliera dell’allevatore non viene visto con allarme anzi attende ed accetta l’invito (la razione d’insetti) per uscire e permettere d’ispezionare e fotografare il nido.

Alla nascita iniziano i problemi.

Gli insetti disponibili sul mercato risultano di grossa mole; le camole del miele ottime per tutti i pulli appena nati, risultano grosse e la nutrice non li usa per l’imbecco dei piccoli se non dopo il 4° giorno. I bigattini (larve di mosca carnaria) e i raperini (larve di mosca domestica) non sono molto utilizzati. Sarebbero ottimi i “buffalo” ma sono meno comuni e difficilmente reperibili, non essendo utilizzati per la pesca sportiva. Ci si potrebbe preparare per tempo mettendo all’aria aperta una fettina di petto di pollo o altri pezzettini di carne e in capo a pochi giorni trovarsi una miriade di vivaci larvette di piccole dimensioni da utilizzare allo scopo. Naturalmente comanda l’ambiente ove insiste la voliera e la frequentazione di parenti e familiari perché l’accorgimento, pur essendo di grande aiuto per la nutrice non lo è affatto per l’odorato e per nasi delicati che possono trovare nauseabondo e veramente vomitevole quel fetore. Un altro accorgimento potrebbe essere il porre in abbondanza le larve di mosca domestica, la quantità oltre i bisogni e le temperature già alte in primavera favoriscono la metamorfosi in insetto adulto che, prima di distendere le ali, viene maggiormente gradito dalla nutrice e fornito ai piccoli invece che come larva come insetto.

Nonostante tanti aiuti e accortezze, molti piccoli soccombono e costantemente si riesce a malapena ad ottenere due o al massimo tre pulli che, al solito, al 6° giorno vanno tolti per l’allevamento a mano senza problemi. Il pastoncino usato per l’imbecco risulta formato da 1/3 di comune pastoncino all’uovo, 1/3 di bigattini bolliti e 1/3 di pezzettini di cuore di vitello. I risultati sono stati sempre ottimi ed i piccoli crescono senza problemi. Come sempre si possono  fornire ed intercalare  crocchette (dimensioni piccole) per cani con proteine al 32/36 % facendo attenzione alle marche ed agl’ingredienti che non debbono presentare riso. Se le feci, alle prime imbeccate o anche in seguito, dovessero presentarsi eccessivamente liquide e non nella tipica grossa consistenza del periodo, conviene aggiungere un po’ di pellettato nero.

I piccoli si vestono con un piumaggio simile a quello femminile. Dopo la prima muta è possibile distinguere i maschi per un colorito più scuro e fuligginoso. E’ al 2° anno che i maschi sfoggiano in pieno la fronte bianca e le remiganti chiare.       

La specie non è presente nelle nostre mostre ornitologiche e la richiesta ed interscambio di soggetti è pressoché nulla. Per tale motivo l’allevatore non insiste annualmente ad incrementare numericamente il proprio ceppo, preferendo alternare anni d’allevamento ad anni di riposo avvicendando così gli spazi disponibili in voliera con altri soggetti di specie diversa da mandare in riproduzione e che hanno un maggior numero di estimatori e affezionati cultori. Anche per questa specie vige la elementare ma ferrea legge economica della domanda e dell’offerta. Una specie molto richiesta scatena la frenesia della riproduzione (moltiplicazione dei soggetti) mentre un’altra poco apprezzata e per di più di difficile conduzione lascia a sparuti affezionati il compito di mantenere un ceppo per studi, ricerche, e osservazioni naturalistiche in ambiente controllato. E’ questo il caso del nostro Codirosso spazzacamino, così chiamato per il colore nero/sporco e con un carattere aggressivo, ma a conoscerlo intimamente … un meridionale di prestigio.

 Maggio 2005

 


Sebastiano Paterno’ - Licenziato per “Alcedo – Ornitologia e Natura” Pubblicato “Alcedo – Ornitologia e Natura”

N. 4/2005 – Luglio – Agosto 2005