TRAVOLTI DA UN INSOLITO . . . CESTINO
Lo Zigolo Nero: accenni su usi e abitudini.
Unantica filastrocca siciliana recitava di un "insipido" uccello, che sopra un "insipido" ramo, emetteva un "insipido" canto. La curiosa cantilena non nominava luccello; bisognava chiedere di quale specie si trattasse ed era necessario essere in campagna per sentirsi rispondere: proprio quello che in questo momento sta cantando.
Si trattava dello Zigolo nero (Emberiza cirlus Linnaeus, 1766)
Non veniva apprezzato come uccello in se, ne per lambiente che frequentava, neanche per il canto che emetteva.
Un animale insignificante, da non tenere assolutamente in considerazione. Mi incuriosiva il fatto che a conoscerlo non erano cacciatori ma semplici contadini coi quali venivo in contatto durante le visite in campagna per visionare lo stato dei lavori.
Un uccello cosi bistrattato, ma notato, meritava, la mia attenzione ed essa fu indirizzata ad analizzare minuziosamente la complessa biologia dei soggetti in liberta come anche i comportamenti in cattivita. Losservazione in natura, inizialmente, mi fu molto facilitata in quanto era facile scorgerlo, in primavera, in un luogo periferico, chiuso e ben delimitato, posto in una storica collina della mia citta: il Cimitero. Era facile individuarlo in pieno canto. Le coppie delimitavano un territorio di circa 5000 mq. E cosi erano presenti ogni anno da sei a otto coppie. Era facile individuare i nidi perche costantemente posti nei cespugli di Geranio (dal caratteristico odore) o di Margherita. Bastava sentirlo cantare, osservare lambiente circostante, individuare i possibili siti di nidificazione e andare quasi a colpo sicuro aprendo delicatamente il cespuglio per trovarvi il nido o la femmina in cova che fino allultimo momento continuava a non volersi alzare.
Attualmente, nei miei primi cinquantanni, continuo ad interessarmi della Specie e la trovo presente in diversi ambienti, comune e numerosa (i dati si riferiscono alla fascia pedemontana etnea). Frequenta gli ambienti più disparati, dalle rive dei fiumi agli agrumeti, dagli aridi incolti agli ambienti collinari a macchia rada. Non vuole il fitto bosco ma la macchia luminosa e calda. Assieme allOcchiocotto ed al Fanello e il più tipico abitatore di quel particolare ambiente che prende il nome di "Sciara". Con questo termine si contraddistingue un particolare ambiente vulcanico caratterizzato da antiche (secolari) colate laviche con essenze vegetali (Bagolari, Querce, Castagni, Lentischi, Ginestre, ecc.) ormai non di prima colonizzazione ma ben radicate e molto ben sviluppate da formare una macchia a tratti fitta ed impenetrabile talaltra rada e nuda da evidenziare la viva roccia nera ancora aggredita solo da muschi e licheni. Un ambiente tipico e caratteristico dove solo piedi esperti possono danzare fra pietre aguzze e taglienti.
Un ambiente che lo Zigolo nero predilige.
E un uccello schivo, difficilmente osservabile. Per i meno esperti pressoche sconosciuto. Solo in primavera da il meglio di se ed e proprio in questo periodo che diventa visibile, udibile, in poche parole "presente".
Il canto monotono e ripetitivo e fatto dalla stessa nota emessa più volte a becco aperto; il corpo, cantando, vibra tutto alla maniera dei Fringuelli. Dopo un po, cambiando tonalita, ricomincia e cosi per tutto il giorno fino alla nascita dei piccoli allorquando cessa completamente di cantare dedicandosi totalmente ad aiutare la femmina, nellimbecco dei nidiacei, gia dal primo giorno.
Individuato e ancora difficile osservarlo perche la nostra presenza lo fa smettere di cantare facendolo volare in tutta fretta nei cespugli sottostanti il posatoio canoro.
Mai si esibisce in parate nuziali aeree o canti in volo. Allinterno dei cespugli si sente il caratteristico "zirlio" e cio basta a segnalare la sua presenza. La femmina che abbandona, disturbata, la cova, non fugge lontano ma sosta, in apprensione, nascosta nelle immediate vicinanze, emettendo uno zirlio particolare, flebile, lungo, appena percettibile, che tradisce la sua presenza.
Costruisce un nido grande, voluminoso, spesso confezionato con materiale urticante, dai bordi larghi; linterno ben rifinito si presenta sempre senza peli e piume ma con dellimmancabile muschio. Spesso lo si rinviene in cespugli spinosi.
La voliera e lambiente ideale per poterlo osservare in tutta calma. E un uccello interessante. Le femmine hanno un colore mimetico con un misto di verde castano bruno. I maschi sono più appariscenti e con un piacevole disegno su testa e petto. In fase di giudizio e/o di selezione la maggiore attenzione e da indirizzare proprio su queste parti del corpo in particolare il blocco becco-testa-alto petto. Molti soggetti non hanno margini netti di separazione dei colori (nero della gola, giallo successivo, verdeoliva dellalto petto e le due "mammelle" castane). Il becco e bicolore: scuro di sopra, argenteo di sotto. In linea generale, i maschi si presentano con uniformita di colori. E nelle femmine che si riscontrano maggiori differenze cromatiche, in particolare alcune femmine si presentano con un petto "quasi maschile" e cromaticamente molto interessanti. A tuttoggi la specie non e stata interessata da mutazioni del piumaggio.
In cattivita le abitudini non cambiano. E letargico in inverno, lento e pigro.
Diventa interessante a partire da Marzo. Il volo, da un posatoio allaltro, diventa caratteristico; si esibisce ondulandosi e con caratteristici voli molto tipici e dal caratteristico rumore. Arrivato al posatoio alza a scatti la testa per poi lanciarsi a rincorrere la femmina con una ripetuta e caratteristica emissione sonora. La femmina per nidificare accetta nidi grandi del tipo usato per gli Arricciati Giganti ma e abile a costruire un bel nido anche in mezzo a invitanti cespuglietti. In voliera non ha mai nidificato ad altezze superiori a mt.1.70. Preferisce imbottire linterno del nido, nelle ultime fasi con dellimmancabile muschio (di vario tipo) specialmente filamentoso, che conviene spargere in voliera per assecondare questa predilezione. Depone generalmente quattro uova molto grosse e macchiettate che cova assiduamente per circa gg.13.
La femmina in cova perde completamente la paura nei confronti dellallevatore, si alza solo se disturbata e allultimo momento e se non ne puo fare a meno. I pullus nascono con un folto piumino nero fuligginoso e con unampia apertura buccale (da insettivoro) dalle escrescenze gialle. Molte femmine si sono dimostrate pessime imbeccatrici. Al 2 3 giorno generalmente si ha la morte dei piccoli ai quali non bastano certo i bigattini perennemente a disposizione e le grosse camole del miele che per le dimensioni non possono essere fornite dal primo giorno mentre le mini tarme della farine sono dure e chitinose (buone le ninfe, le "bianche" stadio intermedio fra larva ed insetto adulto) per cui chi sopravvive e riesce ad arrivare al 6 giorno va imbeccato a mano (a questo punto, senza problemi). Andra bene anche il semplice mangime per pulcini (fagiani, più proteico) 1 periodo. Ci si puo aiutare anche con le canarine, preventivamente abituate allalimentazione insettivora e alluovo sodo.
Ogni due ore la femmina canarina va aiutata con bigattini preventivamente ammollati (per ridurne la vitalita, semiannegandoli) in acqua vitaminizzata (per aumentare le capacita nutritive).
Con questo sistema e possibile svezzare molti soggetti anche se fra il 2 ed il 6 giorno parecchi periranno (30 40 %).
Ogni coppia nella propria voliera trarra beneficio (competitivo) dalla vista della coppia vicina (adiacente). I maschi pero risultano infastiditi dalla eccessiva vicinanza e si lanciano prontamente sul maschio vicino che si aggrappa alla parete divisoria avvicinandosi cosi eccessivamente allo spazio vitale della coppia limitrofa. Nel lanciarsi il maschio, emette le stesse vocalizzazioni come quando rincorre, eccitato, la propria femmina. Sara utile pertanto, potendolo fare, nelle voliere in serie, predisporre le coppie non in voliere proprio adiacenti ma a saltare.
Vanno anellati con anello "A" . Le dimensioni delluccello consiglierebbero lanello "B". Personalmente ho sempre anellato con anello "B". La zampa delluccello in effetti accetta lanello "B" anche fino all 8 9 giorno, e quindi sara per questo motivo che la CTN consiglia, giustamente, lanello "A".
In gabbia si comporta un po meno bene che in voliera.
Primo inconveniente:
il maschio troppo focoso nella stagione riproduttiva; lo spazio ridotto non
permette vie di fuga e la femmina ben presto viene ridotta a mal partito; secondo
inconveniente: la difficolta della femmina a deporre le uova. Questa difficolta
di ovodeposizione e direttamente correlata alla mancanza di libero volo.
Prima di deporre (e di nidificare) la femmina ha necessita di "muovere
le ali". Il volare (contrazione di determinati muscoli) facilita lemissione
delluovo. E per questo motivo che tutte le femmine, canarine comprese,
prima di deporre, hanno una imbellente necessita di muovere le ali. Una
piccola gabbia, dara sicuramente problemi; terzo
inconveniente: molte femmine sono lente e restie a costruire il nido; lo iniziano,
si fermano, poi ricominciano, sembrano sempre indecise. Molte volte non si accontentano
del comune nido per canarini. In gabbia puo succedere che lallevatore
debba sbizzarrirsi per assecondare qualche coppia che non si decide, pur potendo
scegliere fra tanti diversi nidi posti nei diversi angoli. In particolare, molte
coppie, anche unite e ben affiatate, non riescono a decidere fra tanti nidi
(da Arricciato Gigante). E cosi che lallevatore deve assecondare,
cogliendo linteresse dei soggetti, ogni segnale, ogni predilezione per
fare in modo che la coppia ed in particolare la femmina si senta tranquilla
ed a proprio agio.
Una coppia, in particolare, mi dava parecchi problemi in gabbia, fino a quando decisi di porre un nido metallico esterno avvolto completamente con carta da giornale. Linterno si presentava in penombra e al riparo da occhi indiscreti. Fu un colpo di fulmine e un successo. Inizio subito e completo diligentemente tutte le fasi della riproduzione.
E proprio vero anche gli Uccelli hanno le loro fissazioni. Per quella coppia, per quei due soggetti si potrebbe davvero ben dire che furono "travolti da un insolito cestino.
Sebastiano Paternò - Licenziato Maggio 2000
Pubblicato su "ITALIA ORNITOLOGICA" N.10 Ottobre 2000