UN ROZZO NIDO, UN SAZIO CONTENUTO
Seguendo Streptopelia turtur fra Tamerici ed Eucalipti
Pochi sono gli appartenenti italiani alla famiglia dei Columbidi. Si possono contare sulle dita di una sola mano. Due i generi interessati: Columba e Streptopelia. Cinque le specie: Columba livia, C. palumbus, C. oenas, Streptopelia turtur, S. decaoto.Tutte interessanti, tutte in espansione numerica, qualcunacquisita (decaoto), tutte di facile avvistamento, a parte la Colombella (Columba oenas) e ognuna con un tipo di volo e canto caratteristici e facilitanti le identificazioni.
Quando si parla di Tortora si fa sovente confusione; anche allevatori provetti rispondono che la conoscono molto bene per vederla comunemente in parchi e giardini tutto lanno: si capisce subito che si riferiscono alla Tortora dal Collare Orientale (decaoto). Veramente comune e abbondante. Ha iniziato la sua espansione dai quartieri orientali sin dal 1940. Nel 1968 era gia comune in Friuli ma non ancora in Piemonte. Dal 1985 e stata notata in Sicilia, in provincia di Catania, da allora e diventata comune. Adesso sta colonizzando la Spagna.
Ma la vera Tortora, quella per antonomasia, e la turtur.
Conosciuta fin dallantichita e menzionata perche manteneva la data fissa della sua migrazione (Geremia, VIII, 7). Plinio il Vecchio in uno dei suoi 36 libri che compongono la celebre Storia naturale ne constata lassenza nel periodo invernale e rifacendosi ad Aristotele annota, nel 35 libro, che in inverno "Le Tortore si nascondono e perdono anchesse le penne".
La prima cosa osservata ed annotata dagli antichi fu pertanto la migrazione, lessere presente o assente per un periodo dellanno.
Anche ai giorni nostri o molto vicini, gli ornitologi si sono spesso posti la domanda se la "patria" degli uccelli migratori e quindi delle Tortore fosse la loro "area di svernamento" o invece non fosse più logico riferirsi all "area di riproduzione". In altre parole la "patria originaria" delle Tortore e larea di sverno post-riproduttiva (dove vive per sei mesi, da ottobre a marzo) o il territorio pre-nuziale e riproduttivo (dove vive altrettanti mesi, da aprile a settembre). La risposta e stata data nel senso che e da ritenere "vera patria" quella dove lUccello ha maggiori affetti, più interessi da salvaguardare, quella dove ha il "nido" ovvero dove ha il centro delle sue attenzioni.
Cosi limplume piccola Tortora che aprendo gli occhi, si trova ad osservare, dal nido, panorami scozzesi e svezzata, scorazzera in quelle fresche verdi Highlands o quellaltra, nata su un salice in riva ad un fiume siciliano e che dopo i primi voli sopportera quellimplacabile sole di luglio, ricorderanno sempre, in futuro ed in maniera indelebile quei colori e quei colli osservati in tutta calma dai bordi del nido e quei rumori, quei canti sentiti nelle prime fasi della loro vita, nellattesa dellimbeccata. E se in settembre, spinte da stimoli imperativi si involeranno per lAfrica lo faranno attendendo nuovamente il momento dello stimolo contrario per ritornare nei medesimi posti e ritrovare luna quelle stesse rive di quel lago scozzese che lha vista nascere e laltra quel salice siciliano e quel fiume lasciati la stagione precedente.
E proprio cosi, gli Uccelli hanno dimostrato dessere abitudinari e affezionati al posto natio, sia con le migrazioni (linanellamento e stato di grande aiuto), come anche col comportamento (canonici gli studi su Martina, loca di Lorenz).
In effetti, arrivano ai primi di aprile e si notano subito. Fendono laria con velocita; singolarmente o in coppia nel periodo della procreazione. Con quel particolare volo fatto di pochi e vigorosi battiti dala e cambi di traiettoria repentini come se si accorgessero allultimo istante di un ostacolo (invisibile o immaginario) da evitare con una virata ora a destra ora a sinistra.
Voli lunghi che le portano lontano. I due sessi sembrano identici.
In merito al dimorfismo sessuale, e il caso di riparlarne, rinviando largomento, ad un nuovo lavoro, da trattare autonomamente.
Il canto.
Quando non le si vedono, si sentono. E caratteristico il loro tubare. Un onomatopeico tur tur.
E il canto di primavera. Puo continuare fino ad agosto. Vocalizza in cinque soli modi, con insignificanti variazioni individuali:
una sola emissione, accelerata, ripetuta una decina di volte (tur tur tur .);
due emissioni più altre due, ripetute con breve stacco sempre sette/otto o più volte (tuur-tuur----tuur-tuur);
o ancora un terzo tipo di canto dato da tre emissioni, con una maggiore enfasi sulla prima e dopo uno stacco breve le altre due più ravvicinate (tuur----tu-tu);
ce poi unemissione nasale (percettibile solo se si e a pochi metri di distanza).
- e per finire le emissioni dei pullus fino allo svezzamento.
Queste emissioni vocali hanno un loro preciso significato.
Dovendo procedere ad una accurata traduzione; volendo dare linguaggio al canto, si potrebbe dire che il primo verso rappresenta la richiesta sessuale, il volere insistentemente laccoppiamento; viene emesso sia a terra sia posato su rami, fra una emissione e laltra si sente quel suono nasale, che vagamente ricorda una zampogna e che sicuramente e collegato al rigonfiamento del gozzo, nello stacco per prendere fiato e aria. E il canto opprimente, passionale. Viene emesso sempre con la femmina che va avanti e con sincronia di gozzo gonfio, canto, ed inchino. Nonostante linsistenza della richiesta non e mai seguita dal coito segno che e necessario solo per favorire e stimolare lestro femminile.
Il secondo verso rappresenta il contatto col mondo circostante, il manifestarsi, lessere in zona, lessere presente, parafrasando dovrebbe significare: "canto, quindi esisto" o al contrario "esisto, quindi canto". In altre parole: "sono qui" (rivolto oltre che a tutti gli esseri presenti in zona, in particolare ai conspeficici limitrofi.
Il terzo tipo di emissione rappresenta il richiamo dal nido, il prendere possesso della dimora. E il maschio a scegliere il posto e la femmina ad accettarlo. Sul posto scelto o dopo sul nido, con questo verso il maschio chiama e cerca la vicinanza della femmina, la quale, arrivata, puo far sentire eccezionalmente il suo canto, col maschio vezzeggiante che muove ritmicamente lala alla tipica maniera dei columbidi.
Ce poi quel quarto tipo di emissione, che rappresenta la fase parossistica, viene emesso o in volo, inseguendo la femmina, o inframmezzato al canto (1 tipo) o dopo la copula (in questo caso anche dalla femmina). Ricorda un breve suono di zampogna.
Lultima vocalizzazione si ha da giovane e rappresenta la necessita dei piccoli a comunicare coi genitori per la richiesta del cibo. E un pigolio lungo simile a quello dei comuni colombi. Dopo lo svezzamento passera nel dimenticatoio.
Il nido.
Il maschio, non appena arrivato dai luoghi di sverno, (in aprile), si appropria subito di un bel posto o ritenuto tale per alloggiare il nido, da dove chiama con insistenza la femmina (canto del 3 tipo) che viene invitata proprio ad accostarsi per verificare la bonta del posto. Se la femmina non gradisce, il maschio dopo diverse insistenze, sposta anchesso le sue attenzioni verso un'altra pianta vicina e cosi di seguito fino a raggiungere laccordo. Proprio in questa fase anche la femmina viene sentita eccezionalmente tubare.
Quando si vede il maschio volare alto ad ampi giri, ali spiegate e ferme, coda aperta, e poi planare dolcemente, il nido e gia approntato e manca poco per la deposizione.
Il nido e costruito dal solo maschio. Più che un nido e una rozza costruzione composta da pochi duri rametti di circa 15 25 cm di lunghezza, largamente intelaiati. A guardarlo sembrerebbe non idoneo a tenere uova e piccoli, invece raggiunge egregiamente lo scopo. Viene collocato non molto in alto, da altezza duomo fino a circa 3 - 4 mt.. Viene posto di preferenze su Tamerici, alti cespugli di Rovo, bassi rami di Eucalipti. Le due uova deposte (mai osservate in numero di tre o di uno come si legge in letteratura) sono covate da entrambi i sessi ed in capo a 14 15 gg. schiudono. Ellittiche ed ovali, misurano in media mm.29.6 x mm.23.6 (n = 5). I piccoli nascono ricoperti di folto piumino di un colore giallo canarino molto acceso ed in netto contrasto col nero intenso di becco e carnagione. I piccoli, come tutti i Columbidi, sono nutriti con molta cura e allosservazione si presentano perennemente con gozzo pieno e totalmente satolli e sereni (il particolare tipo dimbecco adottato dai Columbidi dovrebbe rappresentare una fortuna evolutiva).
Queste brevi osservazioni naturalistiche potrebbero continuare, ma molte altre possono essere tratte dallosservare il loro comportamento in cattivita laddove gli Uccelli più confidenti possono dare informazioni maggiormente dettagliate del loro modo di fare e cio puo essere abbinato e paragonato a quello visto in natura o che si sarebbe potuto osservare in condizioni di analoga comodita. In altri termini la voliera come luogo di studio, di analisi e di deduzioni comportamentali; il posto ideale dove effettuare dell Aviary-bird-watching. Sentire cantare, in pieno bosco, una Tortora, dopo averla accuratamente sentita e studiata in voliera e poter tradurre quel messaggio puo essere motivo di soddisfazione. Il poter rispondere: va bene ho capito, sei sul nido; rappresenta lapice della conoscenza cui ogni naturalista aspira quando studia una determinata specie.
In voliera.
Entrambi i sessi sono assolutamente muti da agosto a dicembre.
E nellultima decade di gennaio che si inizia a sentire il maschio. Comincia col verso unico, ma non tutti i giorni, segno che lo stimolo non e continuo. Lipofisi comincia ad attivarsi, ma le scariche sono ancora scarse.
Alla fine di febbraio il canto diventa più insistente e questo ci fa capire (non essendo la migrazione iniziata) che nei luoghi di sverno hanno anche cominciato a cantare e possibilmente la partenza viene intrapresa con la coppia gia formata.
Contrariamente alle aspettative la costruzione del 1 nido, anche nelle giovani coppie, inizia gia a meta marzo. Per favorire la costruzione del nido conviene porre nelle parti alte e riparate della voliera, piccoli canestri di vimini o di canne di circa 16 cm. di diametro e dai bordi bassi (4 / 5 cm). Anche in voliera come in natura e il maschio che inizia a frequentare diversi posti che ritiene buoni per il futuro nido da dove tuba per ricevere conforto e accettazione fino a soffermarsi in un nido in particolare e da li inizia a tubare più insistentemente notando il gradimento che la femmina dimostra con lavvicinarsi e col tubare anchessa eccezionalmente ed in special modo allinizio della stagione e al primo nido (sara laccettazione del legame di coppia). E a questo punto che il maschio, da solo, inizia la costruzione di quello che viene detto nido. In effetti, saranno pochi grossi rametti lunghi 15 25 cm. che con un via vai caratteristico e a testa alta, porta al nido. La cosa più interessante che non si potrebbe mai notare in natura e stata laver osservato la fase finale di "rifinitura". Il maschio impegna un intero giorno o anche più per finire la "costruzione" facendo la spola al nido un'infinita di volte con in becco quasi invisibili fuscelli di fibre vegetali. Forse in natura questa fase non viene innescata ed e la comodita del nido di vimini a scatenare questo tipo di comportamento col trasporto di cosi minute pagliuzze.
Il corteggiamento puo avvenire sia a terra come anche su rami e posatoi aerei sui quali si muovono con molta perizia e grazia.
Linsistenza del maschio mette a dura prova la femmina. La maggiore eccitazione si ha allorquando il maschio, a terra, dopo aver tubato saltella verso la femmina a piedi uniti e con quel caratteristico suono nasale che spesso ripete anche nelle rincorse in volo dopo il disimpegno della femmina. Dopo molto accanimento si pongono vicini ed il maschio mima di riavviarsi le piume (parte interna) dellala, con la testa che piega allindietro. E il preludio allaccoppiamento. Questa fase, del far finta di riavviarsi le piume e le penne dellala, con un caratteristico movimento del capo portato allindietro, ha come conseguenza lavvicinarsi della femmina che chiede limbeccata (alla maniera dei Columbidi), il maschio accetta linvito e avvenuto limbecco, nel vedere la femmina che si accovaccia (per essere coperta), le si avvicina e senza fretta, quasi al rallentatore, (rispetto ai fringillidi), la copre. Dopo il contatto cloacaIe, completata la copula, si nota un caratteristico comportamento finale di soddisfazione: i due soggetti, vicini, sbuffano alternativamente due-tre volte e si pongono estasiati, per una manciata di secondi, uno accanto allaltro, speculari alla maniera degli Svassi. Alla fine, ma non sempre, la femmina inizia a tubare, altre volte scaccia, beccandolo il maschio. Segue una fase di completo riposo con toelettatura delle penne (da un punto di vista etologico, quindi, il sistemarsi le piume e le penne dovrebbe significare un momento di completo relax, soddisfazione e serenita).
E risaputo che non e difficile allevare Columbidi. Anchio la pensavo in tal senso. Ma non tutti i soggetti rispondono allo stesso modo. La mia coppia iniziale (che ritengo appartenere alla sottospecie S.t.arenicola Hartert) era perfetta in tutto fino alla fase dellincubazione. Arrivati a questo punto, nel maschio qualcosa si inceppava, dopo il secondo giorno di incubazione, perdeva laffetto per la cova e ricominciava a disturbare la femmina per una nuova deposizione. Le uova perdute sono state tante. Non avendo altri maschi disponibili, per la sostituzione, ponevo uova sotto Tortore diamante (poi, non imbeccate), in incubatrice, sperando in una coppia di Colombe selvatiche (mai in sincronia). Fatto sta che uova ne ho viste tante ma piccoli pochi. Attualmente (giugno 2001) stanno rideponendo e questa volta spero nella sostituzione delle uova con le Colombe.
Se necessario, lallevamento a mano delle Tortore e molto semplice ma si deve essere in possesso di tanta pazienza e di tanto tempo disponibile. Si possono nutrire anche soltanto con del mais, ottimo il tipo oblungo (cultivar plata) Che si ammolli preventivamente non e indispensabile (nel gozzo il cibo viene macinato molto bene). E necessario dopo aver fatto deglutire chicco dopo chicco (circa 15 per imbeccata), obbligare i soggetti a bere, prima forzatamente dopo volontariamente. Basta avvicinare il becco in un piccolo recipiente dacqua, al contatto bevono come i piccioni.
Detenzione.
Da un punto di vista espositivo, soggetti calmi, dovrebbero dare soddisfazioni. Si presentano con un bel disegno nella parte superiore e con un interessante collarino. Come tutte le tortore, nel complesso, hanno una sagoma snella e aggraziata.
Vanno anellate con anello "F", diametro interno mm.5 (calza largo). Nelle nostre Mostre Ornitologiche risultano assenti.
Eppure sono cacciabili, quindi soggetti detenuti dovrebbero essercene. Ritengo pero la specie molto vulnerabile e bisognosa di maggior tutela.
Al riguardo esiste un curioso bisticcio normativo.
La legge nazionale 157/92 pone la Tortora fra gli uccelli, appartenenti alla Fauna Selvatica Italiana, protetti;
la legge regionale siciliana la pone invece fra le specie cacciabili e per il corrente anno, dal 1 settembre 2001 al 16 dicembre 2001 (nellarco temporale 1 settembre 15 settembre lattivita venatoria e consentita esclusivamente nei giorni 1,2,9 e 15 settembre 2001 (calendario venatorio Regione Sicilia);
la CITES la pone addirittura in allegato "A" e il D.L.22.02.2001 imponeva, entro il 31 marzo 2001, termine poi spostato al 30 giugno 2001, una particolare richiesta per il rilascio di un registro ove porre in carica i soggetti detenuti.
Per le Tortore europee, quindi un doppio adempimento:
un primo registro ove registrarle come specie indigene appartenenti allavifauna autoctona;
un secondo registro ove caricarle come specie detenute elencate nellallegato "A" del Regolamento CITES.
Pazienza quindi e non stanchiamoci di scrivere e di consumare inchiostro. Chi non annota, non possiede.
Nel contempo speriamo che nel legiferare il legislatore ambientale chieda lumi anche agli avicultori, giacche si va curiosamente verso la complessita e non verso la semplicita.
Sebastiano Paterno - Licenziato luglio 2001 con n.4 foto