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BIOLOGIA RIPRODUTTIVA DEL PASSERO COMUNE (Passer domesticus)
BIOLOGIA RIPRODUTTIVA DEL PASSERO COMUNE (Passer domesticus)
INTRODUZIONE
Ancora sul Passero.
Dopo il precedente scritto di sistematica (Alcedo, maggio/giugno 2006), si torna sul Passero domestico. Trattandosi di una specie veramente comune e considerata da "ornitologia minore", pochi studiosi si sono cimentati in un'analisi accurata della biologia riproduttiva della specie. Perennemente sotto i nostri occhi, cosa ci sarebbe ancora da dire: basta osservare, ascoltare, dedurre. La specie è così invadente e ostinata, che se decide di costruire il nido in un tale posto, anche a disturbarla, continua imperterrita e ce ne vuole per farla desistere. La coppia che voleva nidificare fra i tubi della caldaia a metano, vicino la fiammella d'accensione, faceva a gara col sottoscritto; una coppia testarda sempre a portare nuovo materiale da costruzione; loro a mettere il sottoscritto a togliere, e ce n'è voluta pazienza (e tempo) a farli soprassedere. Naturalmente non per antipatia verso la specie, ma tutto quel materiale facilmente combustibile addossato ad una fiammella d'accensione pur isolata e riparata, dava apprensione. Nell'iniziare una breve disamina circa la biologia della specie viene comodo aprire il ciclo annuale da agosto, periodo di fine riproduzione con soltanto sparute coppie ancora impegnate in tale fase.

MALINCONIA DEL TRAMONTO
Gli uccelli diurni manifestano una tremenda preoccupazione dall'arrivo delle tenebre. Negli uccelli sociali, poi, la riunione serale ai dormitori sembra rappresentare una ricerca di maggiore coesione del gruppo stesso. Nei Passeri, quanto appena detto, è facilmente constatabile. Nel periodo post-riproduttivo la caratteristica peculiare della specie, che risalta maggiormente, è rappresentata dall'appuntamento crepuscolare al raduno/dormitorio. In ogni luogo frequentato, sia in aperta campagna come anche in città viene scelto un grande albero che fungerà da rifugio notturno. E' facilmente identificabile sia per i grandi assembramenti che si raggiungono sia per il fastidioso "baccano" che riescono ad impiantare. Le argomentazioni che seguono nascono da un'intera vita a contatto col Passero e in questi ultimi lustri dalle osservazioni disinteressate compiute in una località di mare, ove insiste un grande pino, che ospita per il riposo notturno, da sempre, una infinità di questi uccelli, che alla chetichella cominciano ad affluire al tramonto. Naturalmente non penserete che il sottoscritto passi le proprie vacanze a contare passeri, ma comprenderete che quell'albero posto fra un comodo terrazzo e l'azzurro del mare e del cielo è una tentazione. Permette, nel breve arco d'un'oretta, oltre la conta degli arrivi (e al mattino delle partenze) anche delle semplici riflessioni circa possibili ipotesi del perché arrivino a pochi individui o gruppetti per volta e mai a stormi numerosi. Da dire subito, che nel periodo riproduttivo, l'albero al crepuscolo non è frequentato, o lo è con pochissimi esemplari, segno che tutti i soggetti della zona sono impegnati nella fase riproduttiva e sostano al nido (femmine) o nelle immediate vicinanze (maschi). E' con metà giugno che l'albero comincia ad essere maggiormente frequentato e si comprende chiaramente che l'aumento numerico è dato dagli adulti che si disimpegnano dalla fase riproduttiva e dai giovani che già da quel periodo cominciano sempre più a vedersi ormai svezzati. L'incremento numerico dei frequentatori è costante fino a stabilizzarsi ai primi di settembre. I primi arrivi quando il sole non è ancora sotto la linea d'orizzonte e con almeno una buon'ora di decrescente luminosità. La sagoma dell'albero che si staglia sullo sfondo azzurro, del cielo e del mare, permette la "conta" degli arrivi, a sera, e la partenza, il mattino. E' al tramonto che gli uccelli cominciano ad affluire a piccoli gruppi. Mai tutti assieme in un unico stormo, ma a gruppetti, ora di cinque, ora di sette, poi di tre e così di seguito incessantemente fino al crepuscolo. Ad ogni nuovo arrivo, aumenta il cicaleggio, fino a diventare, anche fastidioso (prima dell'assuefazione). All'alba, al contrario, dopo il levar del sole, piccoli gruppi, allo stesso modo della sera precedente, abbandonano l'albero. Tutte le partenze, di mattino, si dirigono verso nord e la sera, tutti arrivano da nord (in altri dormitori di città, questo rigore non si nota). In questa fase ci siamo limitati, senza rigore scientifico, a semplici conte e riflessioni, magari in chiacchierio con amici, i quali ignari, tutto potevano immaginare tranne la conta in atto, nel mezzo della discussione. E' facile contabilizzare dopo una decina di minuti, centinaia d'uccelli in arrivo. Prima o poi vanno contati con più accuratezza e rigore scientifico, magari in compagnia di qualche amico ornitologo e sorseggiando, dato l'orario, del thè freddo alla menta, o un buon caffè mattiniero.

MANTENIMENTO DEL GRUPPO FAMILIARE
Queste osservazioni hanno portato ad una riflessione: si ha la senzazione (per il momento indimostrabile scientificamente) che i gruppetti in arrivo (la sera) ed in partenza (il mattino) rappresentino componenti di una stessa nidiata o quando più numerosi di un intero gruppo di famiglia composto dalle diverse nidiate della stessa annata. In altre parole si ritiene che dopo lo svezzamento, la nidiata non si disperda completamente e disordinatamente ma resta unita e vicina, pronta a vincere i numerosi pericoli dell'esistenza. Così tutti assieme passano la giornata, prima in pastura poi all'abbeverata, per poi indirizzarsi, sempre assieme, al dormitorio. Naturalmente quanto asserito comporterebbe problemi d'inincrocio, giacchè è facile presumere che anche la scelta del partner, l'anno successivo, potrebbe avvenire, in condizioni di normalità, fra gli stessi membri del gruppo. In voliera, ogni gruppo familiare convive con altri uccelli e con altri gruppi ma la coppia si forma preferibilmente, scegliendosi e accoppiandosi, fra gli stessi componenti del proprio gruppo familiare.

Eppure quasi tutti gli autori e gli studiosi di dinamica e genetica delle popolazioni, concordano sul fatto che in natura, l'inincrocio sia disincentivato con vari accorgimenti; anche Darwin non lo considerò elemento preferito e scelto dalla Natura. Un vero piano di ricerca, un po' difficile da attuarsi, dovrebbe comportare inanellamenti al nido e poi osservazioni mirate tramite anelli colorati.

FORMAZIONE DELLA COPPIA
Sin dal mese di Gennaio, in natura, (in voliera anche a Dicembre - l'allevatore fa da stimolo), è possibile osservare qualche maschio più focoso, che con un cinguettio forte e continuo rincorre precipitosamente una femmina e quando questa si ferma inizia una particolare danza attorno, dopo un po' l'eccitazione cala di tono e gli uccelli se ne vanno ognuno per proprio conto.

All'inizio di stagione le femmine non assecondano anzi appaiono notevolmente infastidite e scontrose. Queste pantomime aumentano col passare dei giorni per coinvolgere sempre più uccelli di sesso maschile che cominciano ad andare in calore. Si assiste allora, più frequentemente, anche nelle nostre piazze a dei veri inseguimenti di più maschi, in pieno canto, a rincorrere un'unica femmina e quando questa, stanca, si ferma, tutti a cercare di andarle addosso, senza che però nessuno riesca, per la tenace opposizione della femmina che controbatte a colpi di becco come se fosse una vera lite. In effetti, ancora in questa fase la coppia non si è formata, ma siamo proprio nella fase finale. Allorquando, dopo parecchie rincorse, fra i tanti contendenti, la femmina fa la sua scelta, e individua il proprio compagno, la coppia è fatta. Quella femmina non sarà più infastidita e anche il maschio si disinteresserà delle altre femmine passando alla parata nuziale. Essendo un uccello sociale convivrà con gli altri passeri, i quali formeranno allo stesso modo le altre coppie e se qualche individuo resterà "single" non sarà un problema neanche in voliera.

PARATA NUZIALE
Formatasi la coppia, nel mese di marzo/aprile iniziano le parate nuziali. Il maschio gonfia il piumaggio "a carciofo", abbassa le ali, alza la coda che apre a semiventaglio e inizia un insistente canto, ripetitivo e cinguettante, nel mentre danza attorno alla propria femmina che, al solito, come infastidita lo attacca a beccate (vere, perché si vedono a volte anche volare piume). Queste parate hanno la funzione di mettere in calore la femmina, che accetterà, in breve tempo, il maschio chiamandolo nel tipico atteggiamento da comune canarina; ma mentre il coito, nei fringillidi, è quell'attimo fuggente da tutti conosciuto, nel Passero è un continuo sali/scendi, col maschio ad emettere un caratteristico pigolio, ora da un lato ora dall'altro, con la femmina sempre pronta nel tipico atteggiamento infantile, prono, ad ali tremule. Gli altri Passeri, stanno rispettosamente alla larga e soltanto in un caso (in natura) ho notato azione di disturbo della copula da parte d'un altro maschio. Il sali/scendi può durare ben dodici/tredici volte ed è forse questo il motivo del considerare il Passero estremamente lussurioso, al punto che nel medioevo, col Passero si fregiavano le insegne di diversi cavalieri, come a voler significare ostentazione di superba e sempre accesa virilità. Qualche buontempone, poi, vorrebbe affibbiare al nostro uccello, con buona dose di humour l'epiteto di "Passera scopaiola" generando confusione con la vera "Prunella modularis" (Linnaeus, 1758) il cui nome e significato, è ben lungi da quello alluso.

NIDIFICAZIONE
Molti nidi di Passeri si presentano bene in ordine anche in inverno. Non si hanno però dimostrazioni di vero possesso e territorialità, segno che alcuni vi pernottano (?) al di fuori dei dormitori sociali o lo usano di giorno. Anche in voliera si riscontrano nidi curati e "caldi", senza però notare maschi possessori a difenderli, a dimostrazione che anche in ambiente controllato qualche soggetto cura il nido o vi pernotta.

La vera attenzione al nido inizia a metà marzo e si prolunga per tutta la stagione riproduttiva. E' il maschio che, a coppia già formata, ricerca idonee piccole cavità, buchi, naturali o artificiali e si dispone nelle vicinanze invitando la femmina ad entrarvi. In voliera questo comportamento è tipico in quanto sosta sul tetto della cassetta nido e a canto spiegato richiama la femmina per poi con tipici inchini, entrando ed uscendo, ripetutamente invita la femmina a ispezionarlo. In caso d'accettazione il nido viene in capo ad un paio di giorni completato, diversamente vengono fatti e poi disfatti diversi potenziali nidi prima di definitivamente usarne uno soltanto. In questa fase gli altri nidi delle diverse coppie già formate non sono minimamente visitati.

E' il maschio ad incaricarsi della costruzione utilizzando molto materiale grossolano e prediligendo nella fase finale molte piume d'uccelli di grossa taglia in special modo di gallina. La femmina si limita a rifiniture finali. In un caso sperimentale una femmina posta da sola in voliera separata, costruì da sé un perfetto nido e covò le sue uova (chiare) sostituite poi con altre uova fecondate i cui pulli alla nascita furono diligentemente allevati.
Le uova deposte variano da 3 a 6 in media 4 - 5, aumentando di numero nei primi anni e diminuendo sensibilmente con l'avanzare dell'età e massimamente dal terzo in poi. In voliera, effettivamente, le femmine giovani si sono dimostrate più prolifiche.

Le uova deposte sono fittamente macchiettate e molto diverse anche nella stessa covata e da covata a covata sempre per la stessa femmina e cromaticamente molto differenti da femmina a femmina. La schiusa avviene in capo a circa 12 gg. e i pulli sono totalmente glabri e con ampia apertura buccale da insettivori. E' curioso notare come all'interno del nido i piccoli appena nati, alle prime ispezioni, quasi non si riescono a vedere e bisogna cercarli, scostando con un soffio, tutte quelle piume che apposta sono lasciate mobili e non ancorate alla base del nido dalla madre. Quest'effetto, col progredire dell'età dei piccoli viene meno per il peso dei piccoli stessi che appiattiscono il tutto. Molte volte alla nascita, si è costretti a contare i piccoli al tatto, o aiutandosi con una piccola pila, del tipo sperauovo, per illuminare l'interno del nido e poter constatare il numero dei nati e le uova ancora da schiudere.

Sono più comodi a questo scopo i nidi a cassetta, tipo ondulato, ispezionabili superiormente. Se il nido viene costruito in supporti di altro tipo, il fitto intreccio globoso, con apertura laterale, sarà di più difficile controllo, essendo necessario un cucchiaio o un mestolino in plastica, per poter delicatamente prelevare i piccoli alla conta ed all'inanellamento Nei primi 10 - 12 gg, in natura come anche in ambiente controllato, l'alimentazione insettivora è indispensabile e totale. A differenza d'altri insettivori, in voliera, la nidiata può essere ben portata a compimento esclusivamente e semplicemente con larve di mosca carnaria (bigattini), facilmente reperibili in commercio.

Per ottenere un numero maggiore di soggetti, al solito, conviene togliere i piccoli dopo 8 - 10 gg dalla nascita, per continuare l'allevamento a mano con del semplice mangime per pulcini primo periodo in aggiunta a piccole crocchette per cani, o solo queste autonomamente fornite o ancora bene amalgamate col mangime stesso. In ogni caso l'allevamento dei piccoli di passero non comporta problemi. Tutti noi, almeno una volta, ci siamo trovati, in natura, ad accudire, con passione ed amore, qualche trovatello.

L'allevamento del passero è pertanto estremamente semplice. E lo diventa ancora di più in presenza di un'ampia voliera. Dopo aver attenuto i primi soggetti allevati a mano, calmi e domestici, si può passare alla gabbia da esposizione e poi anche da cova. Soggetti parzialmente imprintati sono alla base d'un allevamento domestico e per soddisfazioni espositive. Diversamente manterranno quell'atavico timore dell'uomo che non sarà di vantaggio agli occhi del giudice e neanche per utilizzo in accoppiamenti in ambiente domestico e sarà un vero peccato perché il disegno del Passero maschio è molto attraente.

CONCLUSIONE
E' stato comodo iniziare il ciclo biologico di questa specie col periodo autunnale e lo si sta completando con lo stesso periodo di fine cova e preparazione alle mostre. Il cerchio si sta chiudendo.
Le soddisfazioni poi aumenteranno se oltre ad allevare soggetti a fenotipo ancestrale, si alleveranno soggetti a piumaggio mutato. A questo punto conviene veramente fermarsi perché le mutazioni sono tante e tali che saranno necessarie altre pagine per iniziare un nuovo lavoro. Delucidare le bellezze di queste variazioni cromatiche che hanno reso il nostro comunissimo e volgare Passero elegante e bello come il canarino, sarà un vero piacere. Dedicheremo pertanto un altro lavoro alle più comuni mutazioni già acquisite ed al loro comportamento genetico.


Sebastiano Paternò
Dicembre 2006
Licenziato per "Alcedo - Ornitologia e Natura"
Pubblicato su "Alcedo - Ornitologia e Natura" Maggio / Giugno 2007