AREA INDIGENA
POLICROMIE FENOTIPICHE IN
Passer domesticus
(
Linnaeus
, 1758)
Introduzione
Come non trattare del Passero. Dell'uccello più comune e in assoluto il più noto, sin dall'antichità.
Nella mitologia greca, era considerato sacro ad Afrodite, dea dell'amore, il cui carro (ci tramanda Saffo) era trainato da uno stormo di questi uccelli.
In Araldica, se presente ed effigiato negli scudi dei cavalieri del Medio Evo, era considerato simbolo di superba virilità.
In seguito e così fino a noi, il Passero è stato sinonimo di comportamenti lussuriosi e di sfrenata sessualità.
Ed allora nel periodo attuale, il nostro, segnato da profonda ed insistente sessofilia, come non parlare del Passero comune, del perché si sia fatta questa nomea, delle sue abitudini, della sua abbondanza numerica. Considerati eccessivamente dannosi in agricoltura, in ogni epoca, si arrivò ad elargire un compenso (bando di Federico il Grande) di sei centesimi di quel tempo per ogni passero ucciso. Sono a conoscenza (com.pers.), che fino alla metà del secolo passato (cinquant'anni, appena, fa), venivano ancora cacciati con reti mobili diurne o nelle notti senza luna, con reti avvolgenti gli alberi d'agrumi o addirittura con mastelli al cianuro (tecnica acquisita dalla ormai abbandonata pratica agricola della "fumigazione" arborea) sparati sotto imponenti alberi/dormitori che causavano lo svenimento e la caduta degli uccelli con successiva raccolta a terra, alla base dell'albero, fino a riempire in una sola notte più sacchi di juta da cento kg. ciascuno. Considerando che un passero pesa all'incirca gr.28/30, è facile risalire a circa 10.000 uccelli prelevati in una sola notte sotto un unico imponente albero. Non mi soffermo sul modo sbrigativo di raccogliere tali uccelli, come riferitomi, perché potrei toccare la suscettibilità di qualche lettore. Ma tant'è. Erano altri tempi. Annotare questi fatti, fa parte del nostro passato, della nostra storia. A leggere e sentire queste affermazioni c'è da credere che fossero davvero numerosi. Ma i tempi non sono più quelli se si deve dare credito a studiosi inglesi che lamentano un'eccessiva diminuzione inspiegabile, di questi volatili, sul suolo britannico. Da noi però si presenta ancora abbastanza comune e numeroso e non pare debba correre pericoli immediati o vi possano essere, nel breve periodo, situazioni tali per una prossima repentina diminuzione.
Invece di trattare, in questo scritto, della formazione di coppia e della sessualità del Passero, del mantenimento del gruppo familiare, o delle varie mutazioni apparse in ornicultura, vorrei posporre, tali interessanti argomenti per riprenderli in futuri lavori, ed iniziare con un'analisi tassonomica d'ornitologia pura. Vorrei così tentare di argomentare sull'attuale classificazione del Passero, come consigliata da autorevoli studiosi della specifica materia, a motivo delle diverse sottospecie o presunte specie, che le tante variazioni cromatiche del piumaggio, hanno contribuito numericamente ad incrementare.
L'argomento portante sarà: per una specie di così ampio areale, le tante variazioni cromatiche, nel tempo presentatesi o che si stanno presentando sono da considerare ancora sottospecie a tutti gli effetti o già qualcuna di esse può a ragione assurgere al rango di specie vera e propria?
Classificazione
Non tutti concordano nel considerare il Passero comune una superspecie in evoluzione verso tre principali distinte (sottospecie) forme cromatiche ancora totalmente incrociabili e fertili:
1) Passer domesticus domesticus (Passero domestico nord-europeo);
2) Passer domesticus italiae (Passero comune);
3) Passer domesticus hispaniolensis (Passero insulare e meridionale).
Sono ancora tanti ad insistere nel volerle considerare tre distinte autonome specie.
Se analizziamo le caratteristiche eto-ecologiche fra le tre menzionate presunte distinte specie, ci accorgiamo che differenze non n'esistono, anche se vuole darsi una maggiore propensione alla nidificazione arborea dell'hispaniolensis rispetto alle altre due prediligenti manufatti edili.
Né tanto meno si riscontrano appariscenti variazioni comportamentali. Parate nuziali, formazione di coppia, emissioni di canti e cinguettii sono similari o proprio identici in tutte e tre le sottospecie.
Esperimenti in voliera, d'accoppiamento fra Passer domesticus domesticus (da ceppo certo nordico, olandese) con Passer domesticus hispaniolensis (da femmina ancestrale certa, siciliana) hanno dimostrato identico comportamento e totale identità specifica (nel contesto del gruppo sociale) generando ibridi totalmente fertili nei due sessi.
Dimensioni, taglia, canto, comportamento, socialità, sono quindi del tutto identici. Tutte e tre le sottospecie, in definitiva ancora "parlano lo stesso linguaggio" dal più settentrionale degli individui, al più meridionale; come anche dall'areale orientale a quello occidentale, tutti gli individui, si capiscono ancora perfettamente. Ciò sta a significare che siamo in presenza di un'unica specie. In parole più povere non si è verificata quella differenziazione che sta sempre più avvenendo (per fare un esempio) fra Storno comune (Sturnus vulgaris) e Storno nero (Sturnus unicolor) laddove quest'ultimo si è già isolato per via di due evoluzioni comportamentali che hanno accelerato enormemente il processo di speciazione:
a) diversificazione del canto (altro linguaggio – incomunicabilità - incomprensione fra le due popolazioni originarie);
b) stanzialità (separazione riproduttiva – le due popolazioni creano una barriera).
In Passer domesticus queste due condizioni non sono state ancora raggiunte (o almeno così marcatamente); il canto è ancora identico (a parte le inflessioni dialettali), e nessuna parte della popolazione è diventata migratrice (a parte modesti erratismi stagionali).
Le uniche differenze che risaltano subito all'occhio, sono date da una singolare estrema variabilità di colore nelle livree delle tre principali sottospecie considerate ed all'interno di ogni sottospecie, una distinta variabilità cromatica fra i soggetti che si analizzano (anche se appartenenti alla stessa sottospecie). In pratica, tutti i soggetti, osservati con attenzione, sono molto diversi fra loro, anche considerandoli appartenenti alla stessa sottospecie. Naturalmente variabilità cromatiche esistono anche in altri volatili. Basta chiedere ad un inanellatore, per avere conferma, che fra i Lucherini inanellati sarà difficile trovare due soggetti a livrea uguale. Anche in questa specie come in altre, esiste una variabilità cromatica. Nei Passeri però, queste differenze sono ancora più marcate ed accentuate; e certamente hanno senz'altro concorso ad un eccessivo fiorire di sottospecie.
In Sicilia si riscontrano pressoché rappresentate tutte queste presunte sottospecie, dando ragione a chi preferirebbe considerarle appartenenti ad una superspecie politipica e policromatica.
Sempre in Sicilia, accanto a soggetti, che sarebbero senza alcun dubbio da classificare come Passer domesticus hispaniolensis (ovvero la sottospecie meridionale), anche in inverno con calotta intensamente marrone o appena inquinata da una leggera orlatura grigia e bianco delle guance sempre candido e visivamente caratteristico, convivono benissimo soggetti che potrebbero sicuramente, nel piumaggio invernale, essere classificati come Passer domesticus domesticus (ovvero i più settentrionali, maschi con calotta grigia, guance sporche, poco nero orlato di grigio, da sembrare, ad un osservatore distante, femmine).
In breve: in Sicilia si riscontrano, con una percentuale abbastanza alta, individui che fenotipicamente, sembrano appartenere a tutte le diverse sottospecie considerate. Si riscontrano quasi tutte le variabili cromatiche di piumaggio. Sarebbe il caso di affermare che trattasi di una specie con una molteplice diversità di colorazioni di piumaggio.
Quanto detto sopra, complica lo studio sistematico di questa specie.
Sarebbe stato molto più semplice poter affermare e dire che le differenziazioni maggiori si riscontrano agli estremi dell'areale di distribuzione:
- a nord con la diffusione sul territorio continentale europeo di Passer domesticus domesticus e dalle caratteristiche tipiche ed inconfondibili quali la calotta totalmente grigia, il nero di mento che non sconfina nell'alto petto (e quanto meno possibile) e le guance bianche che nei soggetti più tipici non diventano mai candide e pulite ma restano sporche e inquinate;
- a sud con Passer domesticus hispaniolensis (Temminck, 1820) contraddistinto da altrettante caratteristiche marcatamente tipiche ed anch'esse inconfondibili quali la calotta totalmente ed intensamente marrone, le guance bianchissime, il nero del mento che continua allargandosi molto e sconfinando anche nel basso petto se non addirittura abbondantemente nei fianchi e, nei soggetti più tipici, con un caratteristico e marcato disegno nero, abbondante anche sul dorso.
Fra questi due estremi tipici, insiste una popolazione stabilizzata, considerata ibrida, (Passer domesticus italiae) con colorazioni intermedie, fertile, che assume caratteristiche cromatiche ora vicine all'una o all'altra sottospecie, a seconda che ci si avvicina alle popolazioni settentrionali o meridionali.
Si diceva sopra, che tanti studiosi, invece di considerare il domesticus, unica specie con distinte tre sottospecie, preferiscono considerarla specie a se stante, di conseguenza considerano altresì al rango di specie anche la hispaniolensis.
Nel considerarle specie autonome, per rigore scientifico, vanno elencate:
a) le altre sottospecie ascritte al domesticus:
(
Passer domesticus domesticus
)
(
Passer domesticus italiae
)
(
Passer domesticus payni
)
(
Passer domesticus brutius
)
(
Passer domesticus maltae
)
(
Passer domesticus africanus
)
(
Passer domesticus plecticus
)
(
Passer domesticus balearoibericus
)
(
Passer domesticus tingitanus
)
(
Passer domesticus maroccanus
)
(
Passer domesticus biblicus
)
(
Passer domesticus niloticus
)
(
Passer domesticus indicus
)
(
Passer domesticus bactrianus
)
(
Passer domesticus parkini
)
(
Passer domesticus rufidorsalis
)
(
Passer domesticus hufufae
)
b) e quelle ascritte all'hispaniolensis
(
Passer hispaniolensis hispaniolensis
)
(
Passer hispaniolensis italiae
)
(
Passer hispaniolensis maltae
)
(
Passer hispaniolensis transcaspicus
)
Conclusione
Ricapitolando, per i cultori della tassonomia: il comune nostro Passero, è da ascrivere ad un'unica specie con molte varianti sottospecifiche o invece a due (o tre) separate vere specie, a sua volta suddivise in diverse sottospecie?
I lettori si possono sbizzarrire; esiste un'ampia bibliografia in merito.
Da parte mia considero il Passer domesticus un'unica specie alla quale appartengono le tante sottospecie menzionate. I vari Autori, come con una fisarmonica, ora aprono, ora restringono, l'elenco delle sottospecie menzionate.
Se queste diversità cromatiche esistono comunemente in soggetti liberi, immaginatevi che varietà di colorazioni si ottengono in ambiente controllato, per non parlare poi, delle tante mutazioni e della diversa incidenza dei geni mutati, secondo la sottospecie utilizzata, come nell'ultima variante presentatasi, la Black-masked (mascherata), di un tipico color bianco-carta e con la sola maschera sporca di grigio-nero sempre diversa da soggetto a soggetto. A continuare su quest'ultimo argomento, mi dilungherei troppo e quindi preferisco lasciarlo come autonomo prosieguo di trattazione, da svolgere, separatamente, in un prossimo futuro.
Sebastiano Paternò
Gennaio 2006
Licenziato per "Alcedo – Ornitologia e Natura"
Pubblicato su "Alcedo n.3 – Maggio – Giugno 2006"